L'Affruntata
di
Briatico
 
 

di Angela Bagnato e Salvatore Bagnato



 
 

E' Pasqua.
Ad aprile Briatico, piccola ridente cittadina del Vibonese in posizione incantevole sul mar Tirreno,
splendida meta estiva del turismo balneare, si appresta a scacciare definitivamente l'inverno.
Dalle colline arrivano gli agnelli, le migliori ricotte, gli asparagi selvatici,
le verdure, gli eccezionali salumi, per preparare il pranzo pasquale.
Nelle case si confezionano i dolci tradizionali: le "pitte pie", i "campanari".
Ma, come in tutta l'Italia, l'arrivo della stagione primaverile, col risveglio della natura,
ridesta nell'animo e nella mente del popolo le antiche tradizioni legate ai riti
della Settimana Santa.
 
 
 

Il racconto

                                              I PERSONAGGI


La Madonna del Rosario con il bambino

La Madonna del Rosario cinta dal velo nero (Addolorata) e senza il bambino sulla mano sinistra

Cristo Risorto

Giovanni

La comunità di Briatico

La domenica di Pasqua, a mezzogiorno, a Briatico si svolge una particolare, antica e suggestiva "sacra rappresentazione": l'"Affruntata".
La "rievocazione" immagina che Giovanni, discepolo prediletto di Gesù e custode della Madonna, si metta in cerca di Maria addolorata per comunicarle la felice notizia della resurrezione del suo Figlio.
Giovanni, ansimante per la gioia e per la corsa, finalmente incontra Maria; ma questa, ancora affranta dal dolore, non crede alle sue parole, che forse considera solo consolatorie.
Allora Giovanni va da Gesù per condurlo in carne e ossa dalla madre.
E quindi avviene lo struggente incontro: Maria, dapprima sorpresa, incredula, poi esultante, getta via il nero velo che le ricopre il capo e si lancia verso il Figlio in un irrefrenabile impeto di affetto materno; ed anche Gesù, alla vista della Madre, ha un fremito di commozione filiale.
Alle grandi emozioni segue poi una gioia serena e appagante.

Lo svolgimento dell'azione

Dunque, dopo la Messa della mattina di Pasqua, celebrata nella Chiesa Matrice, le statue di S. Giovanni, della Madonna (la Madonna del Rosario, cui è stato tolto dal braccio il Bambino ed è stato posto sul capo un lungo velo nero) e di Gesù Risorto, levate dalle loro nicchie della Chiesa del Carmine, prendono posizione: Maria in una stradina laterale del corso Margherita, in prossimità della piazza, a monte; Gesù Risorto all'altro capo della via, a valle.
I fedeli, ormai moltitudine, accorsi anche dalle numeerose frazioni vicine e dai comuni del circondario, affollano il corso all'inverosimile e la ristrettezza della via esalta l'effetto;
 


i più fortunati occupano i balconi e le finestre, ma molti cedono volentieri il posto perchè preferiscono stare in strada, più a diretto contatto con l'avvenimento.
Un primo interrogativo: si farà? non si farà? cioè, il tempo consentirà l'effettuazione? Già la risposta si carica di un significato augurale. Ma negli ultimi trenta anni, forse solo una volta il tempo è stato inclemente. Si farà.
"U fujunu a S. Giuvanni". I giovani più prestanti hanno fatto a gara per avere l'onore e l'onere di portare le statue, la più ambita è quella di S. Giovanni, poichè ad essa è destinato il compito più gravoso e difficile ai fini della riuscita della rappresentazione, e per questo più prestigioso.
Il popolo, vestito a festa, è allegro, eccitato, nervoso, impaziente; tutti cercano freneticamente il posto migliore, si sporgono, restringono la via utile, a stento trattenuti dagli amici Vigili Urbani e dai due Carabinieri di servizio; nel punto dell'incontro, all'incrocio con la via Gravazio, son pronti i chierichetti con l'incenso ed il parroco con la Croce, nonchè i musicanti.
La statua di Giovanni, portata con una sola mano, con il braccio lungo il corpo, dai quattro aitanti giovani in maniche di camicia, comincia a percorrere il corso, in discesa, una prima volta a passo lento: Giovanni va alla ricerca della Madonna per annunziarle la resurrezione del Figlio.
 


Il brusio si fa alto, le due ali di folla si aprono; S. Giovanni ha percorso tutto il tratto previsto in discesa, indi risale ad andatura appena più sostenuta.
I giovani portatori mantengono una uguale cadenza di passo perchè la statua con ondeggi e la sostengono ben dritta e salda stringendo la presa.
Inizia il crescendo: la statua passa sette volte  su e giù per il corso sempre più velocemente; l'andatura via via aumenta, a passo svelto, al piccolo trotto, poi diventa corsa concitata.
Ci siamo, è l'ultima passata, nella folla ora la tensione è al culmine.
Giunto al termine della discesa, S. Giovanni risale, sempre di corsa; ma dietro di lui ora è Cristo Risorto, e dall'altro capo del corso scende la Madonna col velo nero; il sincronismo è perfetto: all'incrocio prestabilito S. Giovanni repentinamente scarta di lato, il Figlio risorto sopraggiunto ondeggia, ruota a sinistra ora a destra e così la Madre, per rappresentare la sorpresa, l'incredulità, la gioia; il velo nero di Maria vola via con abile manovra, e la Madre ed il Figlio si avvicinano e si allontanano ripetutamente: la folla grida, piange, fra isterie e preghiere, in una collettiva emozionante partecipazione.
Ed infine un grande applauso liberatore: l'incontro è avvenuto, l'"Affruntata" è finita, tutto è riuscito alla perfezione, non un errore, non una sbavatura, non un movimento fuori posto!
Complimenti agli asausti giovani portatori, veri attori in un vero psicodramma!
E quindi incenso, canti delle donne, preghiere, benedizioni; la folla, placata, si accompagna con i tre simulacri in processione, giù fino al "Calvario", alla vista del Golfo, poi risale verso la piazza, indi si scioglie fra saluti, auguri, abbracci di parenti, amici, emigrati tornati per l'occasione; ci sono tutti: i ricchi, i poveri, il Sindaco. gli assessori, gli avversari, gli amici, i nobili, i pescatori, i contadini.
 
 
 

L'atto finale

 
 

L'atteggiamento dell'Autorità Ecclesiastica

L'Autorità Ecclesiastica ha più colte tentato, senza successo, di impedire l'effettuazione dell'Affruntata: nel 1972 vi fu un esplicito divieto del Vescovo di Mileto, che il parroco dell'epoca cercò di far rispettare vietando il prelievo delle statue dalla Chiesa.
La folla, proclamando il suo diritto a disporre delle statue e gelosa delle proprie tradizioni, contestò aspramente la decisione della Chiesa, prelevò di forza le statue e fece l'"Affruntata" senza parroco!
Ma perchè l'Autorità Ecclesiastica non vede (o non vedeva) di buon occhio l'effettuazione dell'"Affruntata"?
I motivi possono essere molti:
- la non ortodossia del racconto, che non ha alcun riscontro negli Evangeli; pertanto l'interpretazione popolare degli
  avvenimenti della Passione riduce questi a mera fantasia, senza il supporto della verità storica;
- la rappresentazione di emozioni e passioni troppo forti, non consone per intensità alla dignità dei protagonisti;
- l'assenza del significato salvifico della Resurrezione, messo in ombra dalla emozione del rapporto umano
  madre-figlio;
- atteggiamento di Maria che addirittura inizialmente non crede alle parole di Giovanni che le annunciano la
  Resurrezione del Figlio;
- la funzione propiziatoria ed augurale "pagana" ed i contenuti di superstizione;
- le manifestazioni di isteria che la rappresentazione determina nel popolo (peraltro comuni ad altre feste religiose
  popolari, che spesso riecheggiano antichissimi riti pagani, probabilmente connessi al culto di Dioniso).

La devozione popolare ed il sentimento religioso

A ben guardare, la popolazione di Briatico non manifesta una religiosità bigotta, nè cupo senso religioso, cioè, quell'atteggiamento che vede la religione come punizione, espiazione di colpe, divieto, penitenza, direi quasi tristezza.
La religiosità invece è solare, propiziatoria, legata alla venerazione della Madonna, di S. Francesco di Paola e di S. Nicola di Bari, Santi operatori e quindi utili per la società, e di grandi Santi Bizantini quali S. Leone, S. Basilio, S. Costantino.
E' quindi, una religiosità spontanea, gioiosa, nella quale prevale il rapporto diretto con la divinità e con i Santi.
Ma un posto di assoluto rilievo è riservato alla Passione di Cristo: il sentimento religioso popolare è fortemente legato alla commemorazione della Morte e delle Resurrezione del Signore.
In questo ambito credo si collochi l'"Affruntata", festa di popolo nella dolce e luminosissima aria primaverile.
E' interessante notare che fra gli innumerevoli canti popolari raccolti nei sei volumi dell'opera di Raffaele Lombardi Satriani non ve n'è alcuno dedicato alla Resurrezione del Cristo: sarebbe certamente un canto di gioia e di speranza.
Invece, tutti i canti relativi al periodo pasquale riguardano i drammatici eventi della Passione, ed in particolar modo quello culminante della morte di Gesù sul Golgota.

Gli influssi delle tradizioni arcaiche

E' interessante cercare nel rito dell'"Affruntata" aspetti riconducibili a tradizioni arcaiche, riferibili al mondo greco e bruzio,
Indubbiamente, le caratteristiche di "psicodramma" attribuibili alla rappresentazione rimandano alle suggestioni di antichi riti dionisiaci ed alla funzione catartica dello "spettacolo" cui non si assiste passivamente, ma al quale si partecipa in qualità di spettatori-attori.
Lungi dalla pretesa di fornire interpretazioni psicanalitiche del comportamento della folla, certamente va rilevato che la componente isterica riveste ancora oggi una importanza non trascurabile.
D'altronde, nella popolazione, specie nelle classi contadine, fino a tempi non lontani, erano comuni credenze ed usanze tipiche del mondo greco ed in generale mediterraneo: il malocchio, il fascino, le lamentazioni funebri, gli spiriti, gli scongiuri e via dicendo.
E' noto peraltro che molte tradizioni religiose popolari si sono innestate su rituali più antichi; ad esempio, a Ferragosto, la festa dell'Assunta si svolge in campagna intorno ad edicole votive o a piccole cappelle e nelle processioni si usano veri e propri tirsi, bastoni sormontati da piante, fiori e frutti, secondo una classica tradizione di origine greca.

La funzione divinatoria, augurale e propiziatoria

L'"Affruntata" assolve, come già accennato, ad una funzione divinatoria: dal suo corretto svolgimento è lecito prevedere un futuro prossimo benigno (l'andamento favorevole della annata in senso generale, l'abbondanza dei raccolti e della pesca, la clemenza del tempo, ecc.).
I segni promonitori positivi hanno crescente importanza man mano che l'"Affruntata" procede: il tempo meteorologico favorevole durante l'esecuzione della rappresentazione o per lo meno tale che ne consenta l'effettuazione, l'assenza di incidenti di rilievo, il sincronismo dell'azione al momento dell'incontro (il velo nero di Maria che bene scivola via, nel preciso istante in cui S. Giovanni scarta di lato, scoprendo la figura del Cristo risorto).
La funzione divinatoria si accompagna a quella augurale, nel senso moderno di speranza di buoni accadimenti, di desiderio di buone cose per sè e per gli altri componenti delle comunità.
E la superstizione, l'attribuzione di virtù soprannaturali a cose naturali e indifferenti, è sempre in agguato.
Forse non è estraneo all'"Affruntata" anche un aspetto propiziatorio, quasi fosse rito utile a rendere benigna la divinità, ad ingraziarla a vantaggio dell'intera comunità.

La funzione sociale

L'"Affruntata", intesa come efficace mezzo di comunicazione non verbale, può avere infine una funzione sociale, quella di rafforzare la coesione della comunità facendo leva sulle emozioni collettive che suscita; per contro, ciò contribuisce a determinare il forte radicamento di questa tradizione nella coscienza popolare.
Fino a non molti anni orsono, la processione conclusiva dell'"Affruntata" attraversava il parco annesso alla residenza del Marchese, l'antico feudatario del luogo; le statue sostavano alcuni minuti, alla presenza dei nobili: con tale gesto si rendeva omaggio e riconoscimento all'autorità, che in cambio offriva protezione e possibilità di lavoro e garantiva alla comunità il rispetto delle tradizioni.
In un certo senso, il fatto religioso serviva anche ai fini del consolidamento del potere costituito.
Ricordiamo che a Pasqua le famiglie contadine che lavoravano i vasti terreni di proprietà dei nobili, portavano a questi agnelli, polli, uova ed altri prodotti della terra: dono augurale, atto di sottomissione, gratitudine per aver ottenuto lavoro stabile, clausola contrattuale.

Le origini

E' difficile dire come e quando la rappresentazione abbia assunto l'aspetto attuale: si può ritenere che la tradizione si sia consolidata durante il vicereame spagnolo ed il regno di Ferdinando IV di Borbone.
Briatico, fino al sisma del 1783, era situata sulla collina, a pochi chilometri dall'attuale localizzazione; certamente il gravissimo terremoto determinò uno sconvolgimento di grande portata per cui solo dopo la ricostruzione la tradizione potè riprendere vigore.
I ricordi dei vecchi (ho raccolto testimonianze certe fino al 1860), attestano che alla costituzione del Regno d'Italia l'"Affruntata" si svolgeva a Briatico con le ideentiche attuali modalità, quindi senza aver subito significative variazioni negli ultimi 130 anni.

Conclusioni

Ma cos'è l'"Affruntata"?
E' difficile individuare una sua precisa collocazione: è una processione, una rievocazione, una sacra rappresentazione, un rito religioso, un rito pagano?
Forse un pò di tutto ciò. Ma a noi interessano principalmente le sue intime caratteristiche, le ragioni del suo permanere nella coscienza e nella immaginazione popolare: il movimento, il ritmo, la suggestione, la tensione emotiva, la catarsi.
Orbene, qualora l'"Affruntata" diventasse manifestazione di falso folklore e spettacolo per turisti, perderebbe valore ed interesse e quindi morirebbe.
Ma la conservazione dell'"Affruntata" non dipende da una astratta aspirazione culturale nè può essere imposta, perchè deriva dal sentire profondo del popolo, suo principale protagonista.
Probabilmente l'omologazione dei comportamenti a modelli culturali, spesso estranei, ritenuti "vincenti", che considerano le manifestazioni come l'"Affruntata" espressioni di cultura subalterna o addirittura di pseudo-cultura, decreterà la sua fine.
Ci auguriamo che ciò non avvenga e che il perpetuarsi dell'"Affruntata", piccolo ed affascinante episodio, contribuisca alla salvaguardia delle tradizioni profonde del popolo calabrese.