IL CARDINALE
TROPEANO
VINCENZO LAURO
 
 

di  Silvio Celaschi





 

Nel quarto centenario della sua morte, avvenuta a Roma il 21 dicembre 1592, ho pensato di ricordare uno dei più grandi calabresi di tutti i tempi, Vincenzo Lauro (o Laureo). Era nato a Tropea il 28 marzo 1523, perchè il padre, Antonello, vi si era trasferito con la famiglia per assolvere ad un incarico avuto dal duca Ferdinando Carafa, ma apparterrebbe ai Di Lauro di Amantea, in provincia di Cosenza, di antica nobilità, ma con possedimenti non molto estesi.
Ebbe ottimi insegnanti procurati dal Duca, tra i quali il celebre spagnolo Giovanni Padilla. Frequentò l'Università di Napoli, ma ben presto si trasferì a quella di Padova dove si laureò in medicina e in teologia.
Fu, poi, al seguito del cardinale cosentino Pier Paol o Parisi e, successivamente, del cardinale fiorentino Nicolò Gaddi. Dopo la morte di questo, seguì, nel 1552, il cardinale Francesco de Tournon.
                                                                                                                                                                                                   Stemma di Lauro Vescovo
In Francia conobbe molte personalità importanti, che lo stimarono come medico e come ecclesiastico. Fu presente anche alla morte di Antonio, re di Navarra. Ritornò, quindi, al seguito del Cardinale Ippolito d'Este, in Italia. Fu, poi, chiamato a Torino, dal Duca Emanuele Filiberto, suo grande ammiratore. Ben presto fu Vescovo di Mondovì, diocesi grande del Piemonte, allora comprendente anche il territorio di Cuneo, che divenne diocesi soltanto il 17 luglio 1917.                                                                  
Fu nominato Nunzio Apostolico presso la cattolica Maria regina di  Scozia. Anche se non potè, data la situazione difficile, attuare i piani della Santa Sede, il Papa lo elogiò per la sua avvedutezza. Le sue drammatiche lettere sono preziose fonti storiche per le travagliate vicende di quel regno.
Ritornò alla sua diocesi, che curò particolarmente, con l'attuazione del Concilio di Trento.
Fu, poi, nominato Nunzio Apostolico presso Emanuele Filiberto, così la sua opera riformatrice si estese a tutto il Piemonte. La sua attività è largamente attestata dalle sue lettere, pubblicate da Fausto Fonzi in "Nunziature di Savoia": corrispondenza diplomatica, che si apre con alcune lettere di S. Carlo Borromeo, quando era segretario di stato dello zio Pio IV.
Roma. Basilica di S. Clemente, al Celio.
La lapide della tomba del Lauro.
Fu anche commendatario dell'abbazia di S. Maria a Pinerolo, dove si distinse per la sua azione caritativa, specialmente a favore del locale ospedale.
Gregorio XIII lo invitò, quindi, ad andare Nunzio Apostolico in Polonia, dove si era creata una situazione difficile per l'elezione del re, e il Papa si compiacque per la sua accettazione.

La Polonia era considerata un baluardo contro i Turchi, che erano stati fermati a Lepanto con la famosa battaglia navale, e che minacciavano di invadere l'Europa. Inoltre c'era da temere le mire espansionistiche della Russia e della Germania. Ma la S. Sede era preoccupata giustamente per la diffusione del protestantesimo in Polonia.
Eletto nuovo Re di Polonia Enrico III di Valois, il Nunzio Apostolico si recò, nel febbraio 1574, a Cracovia, allora capitale del Regno, dove doveva avvenire l'incoronazione.
Ma il regno di Enrico III durò poco, perchè alla morte del fratello Carlo IX, il 30 maggio 1574, egli ritornò subito in Francia, con una rapidità che sembrò una fuga. Fu dichiarato deposto il 15 luglio 1575. I protestanti esultarono: speravano che venisse eletto uno di loro, o almeno uno che li proteggesse.
                                                                                                                                                                                                    Particolare dell'epigrafe tombale
Il Lauro si adoperò, come era desiderio di Gregorio XIII, perchè venisse eletto Massimiliano Imperatore d'Austria, il quale sembrava più adatto alla situazione, particolarmente per la resistenza ai turchi. Divenne, invece, Re Stefano Bàthory, di cui fu, poi, molto soddisfatto il Papa e anche Vincenzo Lauro.                                                                                                                                 
Nel novembre 1578 ritornò in Italia. Dopo un soggiorno a Roma, ritornò in Piemonte, riprendendo la cura della sua diocesi di Mondovì e la sua carica di Nunzio Apostolico, anche dopo la morte del Duca Emanuele Filiberto.
Gregorio XIII lo chiamò, quindi, a far parte del Comitato addetto alla riforma del calendario.
Eletto Cardinale, trascorse gli ultimi anni della sua vita a Roma. Partecipò a quattro conclavi, con probabilità di essere eletto Papa.
Morì santamente, assistito da S. Camillo de Lellis, fondatore dei chierici ministri degli infermi, istituzione che beneficò in vita e anche col testamento. Benchè il suo benefattore avesse chiesto funerali poveri, S. Camillo ottenne di celebrare esequie solenni in S. Maria in Trastevere con un imponente corteo fino alla Basilica di S. Clemente, suo titolo cardinalizio, dove il Lauro venne sepolto.