TROPEA E IL SUO CIRCONDARIO

DRAPIA, PARGHELIA, RICADI, SPILINGA
ZACCANOPOLI, ZAMBRONE

da
IL REGNO DELLE DUE SICILIE
Distretto di Monteleone di Calabria
Napoli, 1859

a cura di Filippo Cirelli
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Di questa Monografia di Tropea andiam debitori all'onorevolissimo Signor Cavaliere D. Benedetto Stragazzi, ora Segretario Generale nella Intendenza della seconda Calabria Ulteriore; il quale ha avuto parimenti cura d'indurre le altre persone che sarn note in prosieguo, a scrivere le Monografie degli altri Comuni componenti il Circondario - Rendiamo a lui, ed agli egregi Signor Bragò e Petracca i nostri sentiti ringraziamenti.
di  Cav. Benedetto Stragozzi


Disegno su carta (inchiostro, carboncino e acquerello) di Willem Schellinks, 1664,
dall'Atlas Blaeu, nel Bildarchiv und Portratsammlung der Osterreichischen Nationalbibliothek, Wien.

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T R O P E A

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TROPEA. E' Comune di seconda Classe, Capoluogo di Circondario dell'istessa classe, nel Distretto di Monteleone, in Provincia di Calabria Ulteriore Seconda.
Dalle carte del mar Mediterraneo (costrutte nel Real Officio Topografico di Napoli nel 1845 per uso della Real Marina) rilevasi che giace sul mar Tirreno fra i gradi 13, 33, 40 di longitudine dal meridiano di Parigi (gradi 15, 54 da quello di Grenwich); e gradi 38, 40, 35 di latitudine settentrionale.
Dipende dai Tribunali civile e criminale, e dalla G. C. civile residenti in Catanzaro; ed è Sede Vescovile, il cui Prelato ha titolo di Vescovo di Nicotera e Tropea. Per le poste e procacci dipende dall'Officina di Monteleone. - Trovasi stabilita in Tropea una dogana di seconda classe con due Ricevitori, uno doganale, e l'altro del Fondaco di privative, e con tre Commessi, un Tenente, un Caporale e quatro Guardacoste - Vi è un Ricevitore di registro e bollo.
Confina il suo territorio da oriente con quello di Parghelia, dal quale è diviso da una piccola fiumana detta Burmaria, e ne dista miglia sei; da Occidente con quello di Ricadi posto alla distanza di miglia cinque, e serve di limite ai due Comuni un vallone, detto di S. Barbara; da mezzogiorno con quello di Drapia distante 1 miglio, servendo per linea di demarcazione la sommità del monte S. Angelo; da settentrione finalmente col mare, che ne lambisce l'abitato in alcuni punti.
Dista poi dalla Capitale del Regno (per la via di terra) miglia 300 circa, e per quella di mare miglia 200; da Catanzaro, Capoluogo della Provincia, miglia 55; da Monteleone, capoluogo del Distretto, miglia 15.

Aspetto fisico. Giace Tropea sopra un ciglione, o a meglio dire sopra un ripiano di altissimo scoglio, che verdeggiante sporge fuori del continente a forma di una testa di tartaruga, e sta a cavaliere sul mare all'altezza di circa piedi 140. (pal. nap. 175), essendo quivi le acque profonde da 25 a 40 piedi. Ai lati del detto scoglio ne sorgono dal mare due altri più piccoli, denominati l'uno Tenla, l'altro S. Leonardo. Sul primo vedesi edificato un antico romitaggio, che porta il titolo di S. Maria del soccorso.

Prospetto edilizio. Da qualunque parte si guardi Tropea, offresi allo sguardo del viaggiatore quasi in tutta la sua totalità. Il suo aspetto è quello di un tetro e gigantesco castello, che solo dalla via del mare allegro si mostra. La parte antica della città è ancora circondata di altissime e solide mura con torri e fossati, monumenti di passata possanza. Vi si entrava prima solo per due porte, ma ve n'è ora una terza nel centro, la quale conduce a Monteleone lungo una strada rotabile provinciale, che per un buon tratto attraversa fertilissima pianura coperta di ortaggi, ed è ombreggiata da una doppia fila di vetusti e fronzuti pioppi.

Orizzonte, Endiologia e Clima. Il davanti di Tropea guarda il sole che nasce e che tramonta, signoreggiando l'immensa prospettiva del Tirreno, ed il deliziosissimo arcipelago delle isole Eolie col fumante vulcano lo Stromboli, non che i golfi di S. Eufemia e di Gioia ne'due capi di Zambrone e Vaticano1.
Bello è il cielo di Tropea con la sua svariata, amena e ridente veduta di mare; e poi monti, pianure e valli con chiesette e casine, tra' quali ammirasi quella di Villa Felice, della Mensa Vescovile, posta sul monte S. Angelo, ov'era l'antico Monastero de'Basiliani. Aggiungi una lussureggiante vegetazione, e non troverai esagerato il dire che monotonia e sterilità sono straniere in quella contrada. Dolcissimo, salubre e ameno è il clima di Tropea: quasi sconosciuto vi è l'inverno; lunga la primavera; e l'estate gareggia con essa mercè i freschi suoi venticelli, che mitigano in parte i cocenti raggi del sole di questa meridionale parte d'Italia. Non si ha memoria in quella città di pestilenza, e furono da essa mai sempre lontani que' morbi che sogliono travagliare le altre marittime contrade: anche il colera si tenne da essa lontano; ragione per cui robuste e dolci ad un tempo sono le fisonomie de'suoi abitatori, e la città è un soggiorno invidiabile e desiderato nelle Calabrie.

Origine, Archeologia e Storia. Chiunque volesse prendere in esame, e farsi a confutare gli Scrittori di archeologia greci, latini, patrii e stranieri, intorno all'origine della città di Tropea, avvolgerebbe questa città in tenebre maggiori di quelle in cui si trova avviluppata, e verrebbe a comporre volumi di opinioni, e forse di favole. Bastino poche pagine, necessarie per la monografia di cui ci andiamo occupando. Si può assicurare che non vi sono documenti storici, da'quali possa rilevarsi la sua origine, perchè ignoransi tuttavia l'epoca della sua fondazione, ed il fondatore. Tutto poggia su congetture; nè è colpa dei dotti (i quali non hanno omesso di tenere conto anche delle diverse etimologie attribuite a Tropea) se la fondazione di essa si perde nella stessa sua vetustà.
Tropea ebbe molte etimologie, ed il suo nome fu scritto con diverse ortografie da varii scrittori sì patrii che stranieri. Si trova tuttora sul labbro di quegli abitanti il seguente distico sul nome di Tropea

Tropaeam memorant a trope nomine dictam:
Sic etymon nomen traxerit ipsa suum.

La sua origine si perde nel passato.
Vuolsi dare a credere che la medesima fosse stata fabbricata da Ercole, e che avesse anche un porto del medesimo nome2. Questa è una favola. A quale degli Ercoli arrivati in Italia deve attribuirsi la sua fondazione, all'Egizio, o al Greco? - Molti dotti assicurano che col primo arrivarono i Fenici, col secondo i Pelasgi; quindi diversità di epoche e di colonie. Si attribuisce all'Ercole greco l'approdo ne'lidi d'Italia, dove valorosamente seppe aprirsi un passo negl'impenetrabili luoghi della Sardegna e del Piemonte; e dopo ch'egli ebbe debellato il condottiero di una popolazione selvaggia, colmo di gloria e di trofei, ebbe tempii, culto ed onori divini. Altri vogliono che i Fenici mescolati agli Egizi ed ai coloni della Libia, veleggiando pel Mediterraneo, quindici secoli prima dell'era volgare, debellarono varie città marittime ed interne di questo Regno, ed estesero il loro dominio fino alla sacra selva de'Reggini; e che poi arrivati nel luogo ov'è ora l'attuale Cosenza, ivi inalzarono la loro Capitale, e diffusero in queste Calabrie i germi dell'orientale teogonia.
Il Grimaldi opina, che l'Ercole venerato in Italia sia stato piuttosto l'Ercole Egizio, che il Greco; e che nel primo siasi identificato l'Ercole Libico ed il Tebano, il quale portò in Calabria i coloni Beoti3. Secondo la opinione di molti, le varie città fondate nella Calabria si debbono attribuire ad un misto di colonie, di cui la maggior parte ripetono la loro origine dai Tebani capitanati da Ilavo Sardo nipote di Ercole, dopo l'arrivo a Cuma, e dall'edificata Tebe nella Lucania4. Checchè ne sia delle diverse opinioni sugli Ercoli arrivati in Italia, sulle prime colonie che fondarono le città delle Calabrie, e se Ercole o altri sia stato il fondatore di Tropea, lasciamone la discussione agli Archeologi, e contentiamoci solo di dire col Bizantino, che Tropea fu sempre nello stesso sito ove si trova attualmente; che dalla geografia dell'Italia antica, e dalla diversa divisione di essa fatta da Augusto e dall'Imperatore Antonino, dopo i primi tempi, Tropea occupò quella parte posseduta sul Tirreno dai Bruzi, a cui appartennero varii porti, e fra gli altri il porto di Ercole, che doveva essere tra la piccola punta attualmente detta della Formicola, poco discosto dalla città; e che abbia preso tal nome o da qualche vicino tempio d'Ercole, o da Formas Herculis5.
Il chiarissimo signor Grimaldi, parlando di Tropea, del Porto Ercole e della sua etimologia, ne'suoi studii archeologici così si esprime:
<<Poco discosta da Porto Ercole e da Tropea, indicata da Stefano col nome di Prostropea, (Prostropia cioè pris, tropaia ad Tropeam) che l'Olstenio6 legge ad Tropeam. Il Barrio ed il Fiore7 la credettero fondata dagli Ausoni o Enotri, persuadendosi che non potea un luogo così bello rimanere privo di abitatori. Diverse congetture sonosi fatte sul nome di Tropea, che secondo taluni fu preceduto dall'altro di Porto Ercole, avuto da Ercole suo fondatore; ed al Fiore sembrò che Stefano col nome di Postropaea denotato avesse che pria Ercole e poi Tropea chiamata si fosse la Città. Il Barrio derivollo da Tropaeo, (tripo retroverto) che significar disse il ritorno di un duce Romano proveniente dall'Africa; il Marafioti e l'Ughelli8 rapportaronlo a'flussi e riflussi, da essi detti Tropea, de'due golfi di S. Eufemia, e di Gioja che ivi urtansi; e l'Aceti col Quattromani, studiando greche etimologie, lo stesso avviso portarono. Da più nobile cagione il Lascaris ed il Parrasio9 derivar fecero il nome di Tropea. Così detta il primo la volle da'trofei che si posò Scipione reduce vittorioso dall'Africa; ed il secondo dal trionfo portato in quelle prode da Sesto Pompeo su Cesare Ottaviano; senza riflettere, che questi rimasto alla fine vittorioso, permesso non avrebbe che alcun luogo serbasse un nome da far ricordare la sua sconfitta. Finalmente il Lupis10 inclinò di far di tutte le opinioni una sola dicendo, che forse origine Ausonica o Enotria ebbe Tropea, che questa era la stessa di Porto Ercole; e che in memoria della vittoria di Sesto Pompeo potè cangiare il suo nome. - Fra tante contraddizioni, e non potendo alcun profitto trarre dalla storia, la quale di Tropea antica sol serbò il nome, noi ci facciamo arditi di presentare una nostra congettura. Fra gli altri titoli che Giunone aveva, eravi quello di Tropea, come tacendo di altri, leggesi in Licofrone11. E sia o no vero che tal titolo veniva dai trofei, che ad essa, siccome a Giove, i vincitori inalzavano, probabilmente non dee credersi estraneo al nome della nostra città, essendo difficile, per solo effetto del caso, incontrarsi una somiglianza di nome così perfetta. Non vogliamo nemmeno tacere, che Licofrone chiamò Ercole il Leone da Tropea, ossia da Giunone nutrito; per cui nemmeno interamente estranea a Tropea dee aversi la favola di Ercole. Ed essendo Giunone deità Pelasga, non è improbabile dare a Tropea origine Pelasga o Tirrenica. Finalmente osserviamo che Stefano pose Postropaea e Metauro nella Sicilia, e ciò, o per errore, o perchè ritenne dai Siculi abitata anche questa parte della Calabria>>12.
A nostro credere l'essersi dato ad Ercole il merito della fondazione di detta città e del suo nome al Porto, non da altro ha potuto derivare, che dal personificare in Ercole la potenza della città, nonchè l'incivilimento subentrato alla barbarie de'primi tempi; perchè piacque spesso agli antichi attribuire ad Ercole prodigi e celebri imprese di un valore sopraumano; cosicchè molti popoli l'adoravano come un nume, specialmente i coloni Tebani che adoravano Ercole Italico13. Da nessuno scrittore di antichità viene Tropea menzionata prima di Stefano Bizantino, che visse nel secolo V dell'era volgare, e che la ricorda appena nel suo lessico, riportato nel compendio fatto da Ermolao14. Il Grimaldi ne sospetta la fondazione ne'tempi gotici, e propriamente nel 513 dell'era cristiana15.
Nel 591 il Pontefice S. Gregorio scrisse a Notar Pietro di soccorrere i monaci Basiliani di Monte S. Angelo di Tropea16. Nel 649 un Vescovo di Tropea, di nome Giovanni, si trova menzionato negli atti del Concilio Lateranese. Da alcuni si vuole, che questo sia stato il primo Vescovo della chiesa di Tropea, mentre da altri si crede che fosse stato Lorenzo, il quale governò nel 498 sotto Papa Simmaco17.
Nell'884 il Cronista Cavese ricorda Tropea in diversi luoghi, e specialmente parlando della invasione de'Saraceni. Nel 946, nella cronica di Arnolfo monaco si legge <<Tropeum et Nicotrum et Militum a Saracenis de Cicilia captae sunt; sed a Calavrensibus in Calimuro multi de illis occis sunt. Nell'anno 985 il suddetto cronista Cavese: Saraceni vastant Calabriam et Apuliam usque Venusio: Regium capiunt, Tyropaes (sic) et Manteam (sic) et postea Cutronum>>18.
Ma la suddetta città incominciò a far mostra di sua grandezza e possanza nel 1062, allora quando accolse nel suo seno Sichelgaita, moglie del Duca Roberto Guiscardo, la quale, sottrattasi ai militi del gran Conte Ruggiero di lui cognato, che la tenevano assediata in Mileto, ivi  rifuggiosi19.
Verso il 1094 Papa Callisto II con molta pompa approdò in quella città, ove si trattenne per assodare le discordie insorte tra Guglielmo e il conte Ruggiero20.
Non può mettersi in dubbio però, che Tropea, al detto di molti scrittori sì patrii che stranieri, fu sempre florida, tanto se si voglia considerare sotto i Normanni, gli Svevi e gli Angioini, che sotto gli Aragonesi e gli Spagnoli. Questa città, quantunque posseduta da molti baroni, ed or richiamata al trono, or riconcessa in feudo, pure rimase sempre demaniale, anche quando il Vicerè di Napoli D. Pietro de Castro Conte di Lemos, per mancanza di denaro, la cedè a D. Fabrizio Ruffo Principe di Scilla per la somma di ducati centonavantuonomila e g. quarantuno. Ma l'Università presa da indignazione per tal vendita, spedì il giureconsulto Francesco Lauro Tropeano in Madrid al Re Filippo III, il quale col Real dispaccio del 22 Agosto 1615, e con l'altro del 18 Gennaio 1616, ordinò che il Vice Re di Napoli restituisse allo Scilla il denaro della vendita di Tropea; e con istumento rogato il 2 maggio 1616 si convenne con lo Scilla di pagare ducati 15.309 per ciascun anno, oltre gl'interessi sulla parte principale, da prelevarsi dalle ordinarie e straordinarie imposizioni e da' donativi di talune città della Calabria; e propriamente da Oppido ducati 150, da Sinopoli ducati 2590, dai donativi avuti dal Conte di detta città, altri ducati 213, dall'Università di Catanzaro ducati 2850, da Seminara ducati 2000, e da Monteleone duc. 3155. Grandissimo fu il giubilo de'cittadini di Tropea, per questo avvenimento, e venne celebrato con solennissime feste; ed il Vescovo Caracciolo, nella fondazione del Convento degli Agostiniani Scalzi (che avvenne nel 1618), volle conservarne eterna memoria, dando a quella Chiesa il titolo di S. Maria della Libertà.
In Tropea esisteva, solo negli antichi tempi, il vassallaggio delle famiglie Colace, Mammone, Rizzo, Grasso, Valleri e Fallaro, le quali godevano di tutte le franchigie ed esenzioni del Foro Ecclesiastico, ma erano però in obbligo di dare delle galline alla Mensa nella Pasqua e nel Natale, e di coltivare le tere che a quella appartenevano; non senza prestare ai Vescovi pro tempore tutti que' servizi che loro bisognavano.
Gl'individui di dette famiglie erano distinti col nome di Vassalli, e venivano odiati da tutti in quella Università; tanto che nel 1302 quel Vescovo fece arrivare al trono positive lagnanze per gli aggravii ai quali essi andavano soggetti, e se ne ottenne il dispaccio Pro vassallis majoris ecclesiae Tropeae. In seguito vi furono le lagnanze anche de'Vescovi Pappacoda e Caracciolo.
Il Regio demanio vagheggiò sempre la città di Tropea, e se la sostenne col sangue, perchè in tutti i tempi quegli abitanti ebbero nobili sentimenti, e si mantennero fedelissimi ai loro Sovrani (come lo furono anche nelle ultime convulsioni politiche). Per questo lodevole sentimento Tropea ottenne da'Sovrani pro tempore molti privilegi, grazie e concessioni. Fra gli altri diplomi possono cennarsi quelli del Re Roberto degli 11 agosto 1315, e l'altro di Carlo Illustre del 3 giugno 1721, nei quali si trova ricordata colle parole Universitas Tropea nostrae.


Horace De Rilliet: Tropea (disegno a penna), 1852

ABITATO

Edizizi privati. In generale il fabbricato tanto degli edifizii privati, quando de'pubblici stabilimenti, nulla offre di osservabile in fatto di antica o di moderna architettura. Mal tenuti sono all'esterno, perchè le mura restano per lo più scoverte senza intonaco, e vi si vedono ancora i buchi anneriti; cosicchè non corrisponde il loro aspetto all'agiatezza ed alla comodità delle famiglie che lì abitano. Non così però nell'interno, trovandovisi decenza e comodità, e vedendosi quasi tutti addobbati mediocramente, e taluni anche con buon gusto. Molti palazzi vi sono, quasi tutti a due o tre piani con pochissime case matte. Possono tenersi in primo conto l'Episcopio e le case dei Signori Galli, Aquino, Barone, Tranfo, Fazzari, Toraldo e Mottola. La classe tapina però deve contentarsi di squallidi ed oscuri abituri che si appigionono a pochissimo prezzo da'Signori, perchè quasi nessuno del basso popolo possiede casa propria; abituri che si rendono anche più malsani per la coabitazione degli animali immondi. Buone, ciò non ostante, sono le condizioni sanitarie, perchè buono e puro è l'aere; ma è innegabile che in tutti i modi si cerca di renderla micidiale con la sporchezza delle strade, a cui si va togliendo di giorno in giorno anche la poca ventilazione rimastagli; poichè alcuni privati chiudono le così dette pubbliche ripe, ed altri vanno alzando i vecchi fabbricati pel solo pregiudizio di non uscire ad abitare dalle sacre mura de'loro antenati.
Moderni fabbricati solidi e baraccati sorgono nella sinistra parte della città guardata da terra, che chiamano Borgo. Vi primeggiano il palazzo in costruzione de' Signori Toraldo, e la bella e ridente baracca ove abita il Vescovo. Questi edifizii del Borgo con la loro bianchezza fa contrasto con gli anneriti palagi dell'interno; e formasi in tal modo un assieme vario ed armonico che rende più bella la città; la quale con superba e maestosa fronte si specchia nel sottoposto mare, che va, è vero, ritirandosi a poco a poco dalle sue sponde, ma ancor le lambisce i piedi in segno di vecchio tributo.

Piazze e strade. Vi sono varii larghi, ma irregolari. Le strade sono anguste ed hanno mal compatto selciato, che dà alquanto fastidio a chi non è avvezzo a camminarvi. Vanno eccettuate quella della piazza, che con private largizioni si và coprendo di lastre di pietra (basolato), e l'altra che mena alla Chiesa, poichè anche questa verrà lastricata fra poco nell'istesso modo.
Le strade esterne sono larghissime e piane, e deliziosa può dirsi quella che mena a Monteleone, al Tondo, e a S.a Domenica.

Luoghi pubblici. Varii decenti Caffè, sorbetterie, farmacie, spezierie manuali, fondaci di diverse mercanzie e botteghe di generi diversi si vedono nelle suddette due strade.

Fontane. Sono copiosi, fuori e dentro la città, getti di acqua limpida e buona per bere. La migliore acqua cristallina e leggiera è quella della marina.
Poca è la ventilazione di detta Città, atteso la strettezza già notata delle strade interne.

Edifizii pubblici. Il pubblico edifizio della casa comunale è ben tenuto. Si eleva come un'isola in mezzo alla piazza, ed offre mdiocre architettura: vi si vede una meridiana ed un loggiato con ringhiera di ferro, alle cui basi sono cinque getti di limpidissima acqua. Era questo l'antico locale del sedile della nobiltà.

Chiese. Fra le varie chiese mantenute con decoro, le più belle sono la Cattedrale e quella de'Liguorini.

Cattedrale e suo Capitolo. L'attuale Cattedrale non è l'antica chiesa di S. Giorgio, tempio dedicato a Marte ne'dì del Paganesimo, nè quella che in seguito fu cattedrale, e perciò fu detta S. Nicola della Cattedrale, dove oggi sono i PP. Liguorini, ma è appunto quella che da circa 700 anni dietro fu eretta Vescovile, e la cui consagrazione fu eseguita dall'Arcivescovo di Reggio Marco Marattes nel 1163, in unione a tutti gli altri Vescovi che gli erano suffraganei, dandogli il titolo della Vergine Assunta in Cielo. Fra le altre cose, si ammira in detta Chiesa la nicchia della SS. Vergine della Romania, immagine dipinta sul legno da pennello greco bizantino, intorno al cui manto vedesi una iscrizione in caratteri che finora non si son potuti interpretare. E' costante tradizione21 che ne'giorni 24, 25 e 26 marzo del 1638 la Vergine della Romania apparve in sogno a Monsignor Cordova, avisandolo di portare la sua santa Immagine processionalmente per la città, e situarla poscia sull'altare maggiore di quella cattedrale, se non voleva egli soggiacere a gravissimo danno. In fatti il giorno 27 di quel mese, il suddetto Prelato uscì processionalmente colla santa Immagine in mezzo ad una calca di popolo, e mentre la processione trovavasi nella piazza s'intese un fortissimo tremuoto, che afflisse quasi tutta la Calabria, lasciando immune Tropea, la quale rimase commossa a questo avvenimento, essendosi portentosamente avverato il sogno suddetto; e quel Prelato dispose che la santa Immagine si riponesse in uma nicchia sopra l'altare maggiore, ove si legge il seguente distico composto del Canonico Giambattista Pontorieri:

Dum tua dexta tegit Virgo, hanc dum protegit urbem
Non pavet incussa, nulla pericla timet.

E fin d'allora fu stabilito che il giorno 27 marzo, in commemorazione del portentoso fatto, fosse consacrato alla suddetta Vergine; ed in rendimento di grazie, quando la processione giunge in mezzo a quella piazza, il Capitolo intona l'Inno Ambrosiano.
Dopo il tremuoto del novembre 1659, il Vescovo Maranta ricostruì la suddetta nicchia con molta decenza, come attualmente si osserva.
Capitolo. Officina in detta Cattedrale un rispettabile e distinto Capitolo composto da 6 Dignità; Decano, cioè, Arcidiacono, Cantore, Tesoriere, Arciprete e Penitenziere, e 18 canonici, nonchè 24 Sacerdoti Mansionari ed otto semimansionari. I suddetti canonici hanno le prebende separate, oltre le rendite comuni, due terzi delle quali si dividono alle dignità e ai canonici, ed un terzo ai mansionari e simimansionarii. Il Clero è di nomina regia.

Altre Chiese di Tropea. Anticamente erano in quella Città molte Chiese filiali, e varie Corporazioni religiose, la cui esistenza attesta quale era in quei tempi il lustro religioso. Nè già minore è questo al dì d'oggi, perchè per la cura spirituale, quella popolazione, in proporzione del numero delle anime, può dirsi provveduta anche al di là del bisogno di chiese, di ministri del Santuario, e di religiose Corporazioni; e le pratiche religiose e di devozione sono mantenute fervorosamente.
Cinque sono le parrocchie di Tropea; cioè:
1. La chiesa di S. Francesco di Assisi, alla quale è unito il Cenobio dei PP. Conventuali: il Parroco di S. Demetrio vi esercita le sue funzioni. Questa chiesa appellavasi S. Pietro ad Ripas. Nel 1295 fu, coll'orto annesso, ceduta dal Vescovo Giordano, d'accordo col suo Capitolo, ai sullodati Conventuali22.
2. S. Nicola della Piazza.
3. S. Giacomo Apostolo.
4. S. Caterina Vergine e Martire. In questa Chiesa parrocchiale officia la Confraternita di S. Giuseppe in un Oratorio attaccato alla stessa Chiesa, la quale è propriamente quella dell'abolito Convento de'PP. Domenicani.
5. La chiesa della Vergine del SS. Rosario, posta nel sobborgo della città, che da Monsignor Franchini fu elevata a chiesa parrocchiale, affidando al Parroco la cura di un certo numero di anime.
6. Oltre delle suddette cinque Chiese parrocchiali vi è quella de'PP. del SS. Redentore, cui è attaccata la loro Casa. Questa chiesa è propriamente quella che appartenne fino al 1600 ai PP. Gesuiti, il cui Collegio fu iniziato dal Vescovo Calvo col P. Claudio Acquaviva, allora Generale del'Ordine. Il suddetto vescovo graziosamente gli cede la chiesa, ch'era parrocchiale, con le altre due di S. Nicola e di S. Anna (dove ora officiano la Confraternita de'nobili e l'altra detta di S. Anna), ed aggiunse a tale largizione anche ducati 2000 co'beni lasciati da Marcello Claudio Turulli per la suddetta fondazione. La chiesa medesima passò nel 1790 ai PP. del SS. Redentore, e fin d'allora essi si distinguono per pietà e decoro. Mercè l'ingente spesa finora erogatavi, la Chiesa e la detta Casa Religiosa sono non solo decenti, ma sontuose. Il Monastero può dirsi una reggia, anche per la sua bella esposizione, perchè posta a lido di mare, nel quale si scende per mezzo di una scalinata di 162 gradini intagliati nella roccia.
7. Vi è l'altra di S. Chiara fondata con breve di Urbano VIII a 19 novembre 1639; chiesa che appartenne sempre alle monache Clarisse, e che non è ultimo ornamento di Tropea: la famiglia religiosa è di 15 Suore, che osservano la regola di S. Chiara. Vi si ricevono le sole persone nobili.
8. Fuori la porta della città esiste altra chiesa sotto il titolo di S. Maria della Libertà, di cui già si è fatto accenno. In essa officia la Confraternita delle anime del Purgatorio, sotto il titolo di S. Michele Arcangelo.
9. Altra Chiesa sotto il titolo di S. Maria della Sanità, fu eretta dal Vescovo Geronimo II de Rusticis nel 1590, propriamente nella contrada Vingi, dove erano prima i PP. Cappuccini; i quali nel 1598, sotto il Vescovo Calvo, passarono nell'altro locale ove attualmente è l'Ospedale. La chiesa porta il titolo della Presentazione di S. Maria del Tempio. In essa si conservano due antichissimi quadri di molto pregio; uno de'quali rappresenta la Vergine, e l'altro la schiodazione dalla croce.
10. Un'altra sotto il titolo della SS. Annunziata fondata nel 1539, e concessa agli Osservanti, passò poscia col Convento ai'PP. Riformati.
11. Vi è la chiesa di S. Elia, che fu eretta nel 1569. Un tempo appartenne a' PP. Carmelitani. Ora vi officia la Confraternita di S. Maria Maddalena.
12. La Chiesa di S. Maria del soccorso eretta col Convento de' Paolotti nel 1593, oggi è detta di S. Francesco di Paola.
13. Son pure da citarsi le chiese di S. Nicola della Marina e di S. Maria detta di Micalizia, che appartengono a due prepende del Clero.
14. Finalmente vi è pure la Chiesa del Romitaggio edificata sull'Isola, insieme col Convento detto di S. Pietro in Mennasilo, uno fra gli altri, ch'ebbero in Tropea i PP. Basiliani nell'epoca in cui la Calabria fu sottoposta al Patriarca greco. S'ignora l'anno della fondazione, e quello in cui passò ai Benedettini di Montecassino, che attualmente vi esercitano giurisdizione (V. P. Scarfò).

Circoscrizione ecclesiastica. La Diocesi di Tropea si divide in Diocesi superiore di Tropea, ed in Diocesi inferiore di Amantea. In virtù poi della bolla di circoscrizione emessa da Pio VII, che incomincia De utiliori, ebbe aggregata la Chiesa vescovile di Nicotera dichiarata concattedrale - Episcopalem autem Nicoterensem concatedralem declaramus, et dictae Episcopali Ecclesiae Tropeensi aeque principalite perpetuo unimus et aggregamus - Per le quali parole aeque principaliter, la Chiesa di Nicotera venne però sempre ad avere un Capitolo separato, un Seminario, una Curia, un Vicario; ed il Vescovo risiede, apud utramque ecclesiam per aequale quoad fieri poterit anni spatium (parole della Bolla).
In virtù di questa Bolla de utiliori, la diocesi di Tropea venne dichiarata suffraganea della Chiesa Vescovile di Reggio.
Tre Diocesi adunque formano l'attuale diocesi di Tropea.
La Diocesi superiore stende la sua giurisdizione spirituale sopra 24 tra Comuni e villaggi denominati come qui appresso diremo, mell'intelligenza che Cuccurino, comunque per la parte amministrativa e giudiziaria appartenga a Nicotera, per lo spirituale va con Tropea.
Nella parte poi inferiore di Amantea estende la sua giurisdizione spirituale sopra 17 Comuni e villaggi, che nel complesso offrono la cifra di circa cinquantamila anime, e sono Castiglione, Falerna, Nocera, S. Mango situati e posti nel Distretto di Nicastro, provincia di Catanzaro; Savutello, Pietramala, Serra di Ajello, Terrati, Ajello, Belmonte, Laghitello, S. Pietro di Amantea, Longobardi, Fiumefreddo, Sambiase, Falconara, situati e posti nel distretto di Paola, provincia di Cosenza. In questa inferiore diocesi di Amantea risiede un Vicario Generale con la dipendenza dalla Curia di Tropea, ed il Vescovo suole recarvisi a risiedere per quel tempo che crede necessario a compire la santa visita.
La città di Tropea dunque tiene il Vescovo che in essa dimora perennemente, tranne il tempo in cui si reca in Nicotera, e nella Diocesi inferiore, come sopra si è detto. Vi è una Curia Vescovile con un Vicario Generale; vi è il Capitolo del quale si è parlato; e vi è un Seminario Diocesano, che accoglie sessanta alunni, moderato da un degno Rettore, da un Vice Rettore, e da molti maestri, dai quali s'insegnano con tutta solerzia le umane lettere e le scienze.
La città è divisa, come di sopra si è detto, in cinque Parrocchie con giurisdizione separata.

Storia ecclesiastica. La chiesa di Tropea è una delle più antiche delle Calabrie. Mantenne il rito greco fino al 1094, epoca in cui Ruggiero duca di Calabria, datosi ad esterminare i Greci, vi apportò il rito latino, e vi aggregò l'altra chiesa di Amantea, come col Concordato del 1818 vi si aggiunse quella di Nicotera. - Ebbe la detta chiesa con la città da diversi Sovrani pro tempore e dalla Santa Sede, molti distintissimi privilegi23, fu governata con la istruzione del Clero ne' tre rispettivi Seminari, con la disciplina ecclesiastica poggiata su regole ed altre risoluzioni governative passate all'esame della Congregazione de' Concilii e Sinodi diocesani.
La opinione de' Cronologisti varia sul primo Vescovo di detta Chiesa. Vogliono alcuni che sia stato Lorenzo che nel 498 occupò quella sede sotto Papa Simmaco. Altri un certo Maldo, che fece parte del Concilio Costantinopolitano sotto il Patriarca Amenos nel 536; ed il Capialbi si fissa sul Vescovo Giovanni che trova segnato nel Concilio Lateranese celebrato nel 640. Interrotta è poi la serie de' Vescovi di quella Diocesi, comunque si conservino dal Capitolo i ritratti di tutti, non esclusi i suddetti primi tre, sui quali non si va pienamente d'accordo. Noi lasciando ai Cronologisti lo svolgere a lor talento il Barrio, il Marafioti, il Fiore, l'Aceti e l'Ughelli, nonchè i segretarii e gli atti tutti de' Concilii Lateranesi, Eumeni e Costantinopolitani per assodare la controversia sul primo de' Vescovi, ci studieremo colle diverse cronologie, di stabilirne una succinta serie, esatta quanto basta pel bisogno del presente lavoro, cennando per brevità i soli nomi.

Cronologia dei Vescovi. Lorenzo nel 498 (o nel 10 marzo 499), non di Tropea, ma di Trevi in Umbria.
Stefano (E' taciuto dal Capialbi e dall'Adilardi).
Giovanni nell'anno 649, vescovo latino.
Teodoro 679, vescovo latino.
Teodoro II., 787.
Pietro, avanti il 1062.
Calochirio, 1062 - 1066, vescovo greco.
Iustego, 1094 - 1117, vescovo latino come i suoi successori.
Geruto, 1155.
Stefano, 1156.
Erveo, 1157 - 1160.
Coridone, 1164 - 1195.
Orlandino o Corlandino, 119.
Riccardo I, 1198 - 1216.
Giovanni II., 1217 - 1267.
Marco d'Assisi, 1279 - 1280.
Giordano, 1296.
Arcadio, 1297 - 1302.
Riccardo II. Ruffo, 1315 - 1322.
Francesco d'Amantea, 1344.
Fra Roberto
Marino, Rinaldo e Giordano.
Francesco Rolandino ed Orlandino, 1382 - 1390.
Pavone o Paolo Griffi (de Grifiis) di Giovinazzo, 1390 - 1410?
B. Giovanni III. Domenici, Cardinale di Firenze, 1410.
Nicolò Cardinal Acciapaccia di Sorrento, 1413 - 1436.
Giosuè Mormile, patrizio Napolitano, 1437 - 1445.
Pietro II. Balbi di Pisa 1461 - 1479.
Giovanni IV Deuro, 1479 - 1480.
Giuliano Mirto Frangipane di Cajazzo, 1480 - 1499.
Sigismondo Pappacoda, patrizio Napolitano, 1499 - 1336.
Giovanni Antonio Pappacoda, patrizio Napolitano, 1536 - 1538.
Innocenzo Cardinale Cibo Genovese, 1538.
Girolamo Cardinale Ginucci Sanese, 1538 - 1541.
Giovanni V. Cardinale Poggio di Bologna 1541 - 1556.
Giovanni Matteo de Luca di Bologna, 1556 - 1558.
Pompeo Piccolomini di Aragona, patrizio Napolitano, 1560 - 1562.
Francesco II, de Aguirre, Spagnuolo, 1544 - 1565.
Felice de Rubeis di Troja, 1566 - 1568.
Girolamo II. de Rusticis di Roma, 1570 - 1593.
Tommaso Calvo di Messina, 1593 - 1613.
Fabrizio Caracciolo de Pisquizii, patrizio Napolitano, 1615 - 1631.
Ambrogio Cordova di Napoli, 1633 - 1638.
Benedetto Mandina da Melfi, 1646 - 1656.
Fra Giovanni VI. Lozanò Spagnolo, 1646 - 1656.
Carlo Maranta di Napoli, 1657 - 1664.
Luigi de Morales Spagnolo, 1667 - 1681.
Girolamo III. Borgia di Napoli, 1681 - 1683.
Francesco III. Figueroa di Medinaceli, 1685 - 1691.
Teofilo Testa di S. Paolo in diocesi di Nola, 1692 - 1695.
Lorenzo Ibanez de Aoyz y Arilla di Saragozza in Ispagna, 1697 - 1726.
Angelico Viglini di Napoli, 1727 - 1731.
Gennaro Guglielmini di Napoli, 1731 - 1750.
Felice II. Paù di Terlizzi, 1751 - 1782.
Gio: Vincenzo Monforte patrizio Napolitano, 1786 - 1798.
Gerardo Gregorio Mele, di S. Gregorio di Buccino nel Regno, 1798 - 1817.
Giovanni VII. Tomasuolo di Napoli, 1818 - 1824.
Nicolò Antonio Montiglia di Polistina, 1815 - 1826.
Mariano Bianco di Napoli, 1827 - 1831.
Michelangelo Franchini di Montecorvino nel Regno, 1832 - 1854.
Filippo de Simone di Acri attual Vescovo degnissimo, che fu parroco in Acri e canonico di Bisignano24, consacrato a 26 marzo 1855; prelato distinto per rare doti, laborioso, intelligente, che con molta saggezza governa questa Diocesi.

Circoscrizione politica-amministrativa. Il Circondario è composto di sei comuni e diciotto villaggi, che complessivamente danno una popolazione di 17618 anime; e propriamente Tropea 5451; Parghelia 2212; Zambrone 664; Drapia 1073; Ricadi 395; Spilinga 1488; Daffinà 114; Daffinacello 172; Gasponi 490; Caria 640; Brattirò 464; Brivadi 295; Ceramiti 108; Orsigliadi 150; S. Nicolò 191; Lampazoni 218; Barbalaconi 133; S. Domenica 663; Carciadi 433; Panaja 96.
La giustizia Regia ch'è un vantaggio pel Comune ove risiede, potendo la gioventù, senza allontanarsene, esercitarsi in quella procedura che dovrebbe studiare altrove, addestrandosi così facilmente nella palestra forense, non ha locale proprio. Essa si compone di un ottimo Giudice25, un Supplente, un Cancelliere, un Commesso e quattro Uscieri.
L'Amministrazione comunale è secondo l'organico; avendo un Sindaco26, un primo Eletto, un secondo Eletto, un Cancelliere col suo Sostituto e Commesso, dodici Decurioni, una Commissione di Beneficenza che amministra l'Ospedale per mezzo di un Direttore, ed un Monte di pegni con un segretario speciale.
 
 


Berotti: Tropea in prospettiva.  Stampa del 1795.

POPOLAZIONE

La popolazione di Tropea, secondo l'ultimo censimento, ascende a 5530 anime.
 
 
 
Condizioni naturali
Maschi adulti.............................................................................1135.
Femmine...................................................................................2150.
Maschi da 1 a 14 anni...................................................................1044.
Da 26 in poi..............................................................................  358.
Donne prima dagli anni 12.............................................................. 1201.
                                                                                           _____
                            Totale.........................................................5530.
I maschi da 15 a 18 sono................................................................ 383.
Da 19 a 25............................................................................... 394.

Condizioni civili

Nobili possidenti.......................................................................... 144.
Possidenti..................................................................................  82.
Negozianti.................................................................................  23.
Avvocati....................................................................................   8.
Notai.......................................................................................   4.
Medici......................................................................................   4.
Chirurghi...................................................................................   2.
Salassatori..................................................................................  9.
Levatrici....................................................................................  3.
Speziali di medicina......................................................................... 6.
Maestri di scuola............................................................................ 6.
Uscieri......................................................................................  4.
Agrimensori.................................................................................  3.
Venditori di generi di privativa............................................................  5.
Armajoli.....................................................................................  1.
fabbricanti di mattoni e tegole............................................................  5.
Pescatori..................................................................................  80.
Librai o legatori di libri....................................................................  1.
Barbieri..................................................................................... 19.
Sarti da uomo e da donna................................................................. 58.
Calzolai.....................................................................................124.
Seggiolai...................................................................................   2.
Lengajoli.....................................................................................  5.
Barilai.......................................................................................  2.
Tornitori.................................................................................... 30.
Macellai..................................................................................... 20.
Tavernai.................................................................................... 15.
Mugnai...................................................................................... 30.
Muratori.................................................................................... 82.
Falegnami................................................................................... 64.
Segatori....................................................................................   8.
Marinai.......................................................................................85.
Vetturali.....................................................................................36.
Agricoltori..................................................................................500.
Pastori...................................................................................... 32.
Famigli (domestici)..........................................................................80.
Pescivendoli................................................................................. 58.
Mendici.......................................................................................37.
Mendiche.................................................................................... 46.
Tintori...................................................................................... 23.
Fabbro Ferrai............................................................................   36.
Rivenuglioli (venditori di commestibili a minuto)..........................................  65.
Orefici.....................................................................................   3.
Ortolani.....................................................................................  1.
Confettieri..................................................................................  5.
Facchini..................................................................................... 68.
Maniscalchi.................................................................................   7.
Bottai........................................................................................ 4.
Pittori........................................................................................ 3.
Scultori....................................................................................... 1.
Preti.......................................................................................  55.
Frati........................................................................................ 50.
Monache.....................................................................................15.
 

INCREMENTO E DECREMENTO DELLA POPOLAZIONE NEL DECENNIO DAL 1845 AL 1855
 

     Anni                   NATI              MORTI
                                                                     Prole illegittima      Matrimonii
dal 1845 al 55     Maschi    Femine     Maschi     Femine
                       1100      890         590        420          120                 222

Da questo stato della popolazione pel suddetto decennio si possono dedurre i seguenti dati:
La morte delle donne sta a quella de' maschi come 42 a 59;
La nascita delle prime alla nascita de' secondi come 89 a 110.
La proporzione de' projetti rimpetto ai legittimi è di 12 a 199.
L'età media può ritenersi essere fra 50 a 55.

Rapporto della popolazione con l'estensione del suolo. La popolazione di Tropea è ne' giusti termini, rapporto all'estensione del territorio ed al favore del clima; ma non corrisponde, come si vedrà qui appresso, al calcolo della fecondità, forse a causa dei matrimoni tardivi, e di altre condizioni morali.

Fisiologia, fisonomia e statura. Nel genere le fattezze de' Tropeani sono normali: la tinta nel contadino o marinajo è molto bruna; pallida ed olivastra è quella degli artigiani; piuttosto bianca e rosea quella del primo ceto. - La statura è mezzana, e veggonsi poche persone basse; regolare la costituzione; giusto ma piuttosto precoce lo sviluppo.

Emmenologia, fecondità. Le donne cominciano ad avere le loro regole ordinariamente da' 13 a' 14 anni, la durata estendendosi sino a' 50 anni, ed in qualche raro caso anche al di lò. - E comechè siegue la fecondità lo stesso periodo della mestruazione, così comincia anche questa da' 13 a' 14 anni, e finisce poco prima de' 50; ma si sono osservate donne divenire madri anco in età più avanzata. La fecondità è piuttosto rimarchevole, perchè ogni donna conjugata dà in media proporzione otto parti, compresi gli aborti. Sonovi state donne che han messo alla luce, e talune hanno pur cresciuti, sino a 22 figli. L'intervallo ordinario fra un parto e l'altro suol essere di due anni compiuti.

Indole. La condizione topografica, meteorologica e geologica, al detto de' Fisiologi, influisce non solo sul fisico, ma benanco, su l'indole e sui costumi delle popolazioni. Tutte queste circostanze concorrono a rendere buona l'indole dei Tropeani. Il mezzo più facile di conoscere la tendenza di un popolo, è il vedere come esso adempia ai doveri sociali: è questo il segno caratteristico dell'indole e de' costumi; e noi non potremmo meglio dimostrarlo, che col quadro sinottico de' reati che nello scorso decennio si sono commessi nel Circondario che descriviamo.

Qualità religione. Questa popolazione sente il culto della nostra sacrosanta Religione Cattolica Apostolica Romana, e lo esercita con devozione verso i Santi. Ha specialmente un culto entusiastico per la S. Vergine della Romania; frequenta le Chiese ed i Sacramenti; non trascura le preci, e fra queste specialmente il SS. Rosario: le gentildonne seguono la processione, alle volte a piedi scalzi.

Qualità morali. Docile è il popolo di Tropea, ubbidiente alle leggi, e rispettoso verso il Clero, verso le Autorità, e verso i Galantuomini. Esso è pure abborrente dall'ozio, affettuoso e costumato. Si potrebbe dire che è alquanto rissoso, ma non conserva odiosità verso gli aggressori; e facilmente si piega alla voce dell'autorità e dal galantomismo. I nobili e i civili sono educatissimi, e si mostrano vivamente penetrati dei principii e del sentimento di onore; con predilezione amano il paese.

Ospitalità. Generalmente si ha molto riguardo pel forestiere, ed alloraquando si dà l'occasione dell'arrivo di qualche persona ragguardevole, i due ceti suddetti si riuniscono come una sola persona, ed in qualunque cosa egli vada a dimorare, tutti concorrono co' loro mezzi a fargli godere le commodità ed i piaceri sociali, tra' quali primeggia il ballo e la musica; poichè queste belle arti sono quivi coltivate, ed in onore. A proprie spese que' galantuomini tengono assoldato un maestro di musica, il quale stà formando una banda di 36 persone della classe degli artigiani, oltre a' dilettanti che co' loro concerti aumentano il brio di quella città. Bello esempio è questo di buon gusto, e di civiltà positiva. Ospitalissimi son tutti, e noi possiamo unire le nostre alle generali lodi per la generosa e gentile ospitalità ricevuta dai Tropeani, avendo al pari di tanti altri distinti galantuomini trovato mai sempre in Tropea cortesissima accoglienza.

QUADRO SINOTTICO DEI REATI COMMESSI DAL 1845 AL 1855
NEL CIRCONDARIO DI TROPEA

NATURA DEI REATI 1845 1846 1847 1848 1849 1850 1851 1852 1853 1854 1855 Totali
Misfatti
Bestemmie 2 1 >> >> >> 7 3 5 13 3 5
Abuso di autorità >> >> >> >> >> >> >> >> >> >> 1
Incendi, guasti e danni 2 > > > 1 > > > > 1 4
Storpi e Sfregi >> >> >> 2 2 >> 2 4 2 2 >>
Ferite e percosse gravi 2 4 >> 1 2 >> 2 1 1 2 >>
Omicidi 7 4 3 3 5 4 4 2 5 3 2
Venefici >> 1 >> >> >> >> >> 1 >> >> >>
Stupri violenti 1 >> 1 >> >> >> 1 >> >> >> >>
Furti qualificati 7 4 11 2 9 6 7 9 16 37 32
Resistenza alla forza pubblica 1 >> 2 >> >> >> >> 3 >> >> >>
Frodi qualificate >> >> >> >> >> >> >> >> >> >> >>
Falsità in pubbliche o private scritture 1 2 >> >> >> >> >> >> >> >> >>
Infanticidi >> >> >> >> >> >> >> >> >> >> >>
Totali 23 16 17 8 19 17 19 26 37 48 44 274
Delitti
Asportazioni d'armi vietate 15 16 7 8 19 12 8 8 16 22 18
Usurpazioni >> >> 1 >> >> >> 4 1 2 >> 1
Oltraggi >> 1 >> 2 >> 1 >> 4 2 1 1
Calunnie >> >> >> >> >> >> >> >> >> >> >>
Falsità >> >> >> >> >> >> >> >> >> >> >>
Concussioni >> >> >> >> >> >> >> >> >> >> >>
Adulterii >> 1 >> 1 >> >> >> 2 >> >> >>
Contrabbandi >> >> >> >> >> >> >> >> >> >> >>
Esilii 43 57 38 101 39 44 62 50 47 >> >>
Furti 5 3 6 9 4 7 3 2 3 17 15
Frodi >> >> 2 4 2 1 >> >> >> 1 2
Guasti e danni forestali 19 20 33 40 28 16 12 15 20 22 31
Totali 82 98 87 165 92 81 89 82 90 63 68 942
Contravvenzioni
ai regolamenti >> 1 >> 2 >> 3 1 >> >> 1 >>
Vie di fatto 2 1 >> 1 >> 3 4 >> 2 >> 1
Ingiurie vaghe >> 3 2 >> 3 >> 1 1 >> >> 3
Passaggio di cariche in frode altrui >> >> >> 2 >> >> >> 1 1 >> >>
TOTALI 2 5 2 5 3 6 6 2 3 1 4 39


G.B. Pacichelli : Il Regno di Napoli in prospettiva, diviso in dodici provincie, Napoli 1703.

STABILIMENTI UMANITARII

Ospedale. Vi è un ospedale civile sito nel sobborgo della città, che è ariosissimo, e guarda il mare. Al locale è annessa una bellissima Chiesa sotto il titolo di Maria Santissima e S. Nicola, dove si celebrano due messe la settimana, e si solennizza la festività de' Santi titolari. Il locale è appunto quello che apparteneva, come di sopra abbiamo accennato, ai Frati Cappuccini. S'ignora l'epoca precisa della sua fondazione, ed appena si rileva da una platea rosa dal tempo, ch'esso esisteva fin dal 1544. Ebbe sito diverso, e fu regolato da due governatori laici; e perchè ad essi fu contrastato il possesso da un tal Gio: Battista Mazzarino sacerdote, passò in mano a' pagani con dispaccio del 20 Ottobre 1545.
Monsigor Calvo con molti altri nobili Tropeani, per gli atti del Notar Giovanni Collello, nel 22 settembre 1607, aggiunsero altra rendita. In seguito ebbe pur quella del soppresso Conservatorio della Pietà. Fino al 1668 quella rendita ammontò ad una cifra vistosa. Depauperata posteriormente, ora giumge appena a ducati 567. Le piazze sono in proporzione delle risorse. Il locale è vasto, e può contenere vistoso numero d'infelici. Attualmente vi sono tre saloni addetti per gli uomini, ed uno per le donne: il sottoposto locale viene adibito a ricovero di poveri vaganti senza tetto. Gode rinomanza detto ospedale, specialmente per la guarigione delle malattie sifilitiche, al che forse contribuisce quell'aere.
L'Amministrazione n'è attualmente affidata alla Commissione di beneficenza, ed un Governatore è incaricato dell'esatto andamento del servizio interno.

Monte dei pegni. In que' tempi di vera fede, quando lo spirito di cristiana carità era in cima ad ogni altro sentimento, molti stabilimenti di pietà si videro eretti; ma dacchè l'uomo propende verso la sua individualità materiale, e poco o nulla si considera come membro attivo del corpo universale, si veggono promosse meno che negli andati tempi le opere umanitarie. I fatti provano che anticamente erano molte le pie istituzioni fatte con vero sentimento di carità. In Tropea esiste ancora un Monte di pegni fondato dalla carità di D. Scipione Galluppi, nobile Tropeano con testamento del 30 Marzo 1583, di ducati 500. Il Vescovo Calvo, con istrumento del 6 Febbrajo 1599, vi aggiunse altri ducati 1000, e fissò le regole del predetto Monte. D. Carlo Scattaretica l'aumentò di altri ducati 500 con istrumento del 29 novembre 1667 per Notar Cimino. Infine il Vescovo di Paù, con altro istromento del primo agosto 1779, cedeva la Cappella attaccata allo Stabilimento, in cui si celebrano due messe la settimana, ed una cantata in ogni anno, allorchè ricorre la festività di Maria Santissima che ne è la titolare. Vi è addetto un Cappellano ad hoc. Il capitale di detto Monte arrivò a somme vistose, che poi per le vicissitudini de' tempi e per le dilapidazioni, alle quali sogliono andar soggetti andar soggetti i patrimoni de' poveri, nel 1836 potea appena realizzarsi in ducati 1800. A tutto il 31 dicembre 1855 il capitale ammontò in contante a ducati 3581: 32, oltre ad una rendita di censi assicurata in altri ducati 45: 19. Tutte le suddette somme s'impiegano giornalmente per la pignorazione sotto l'amministrazione della Beneficenza, con un Segretario contabile in persona dell'accorto Consigliere provinciale Signor Migliarese, dalla cui morale ed intelligenza si spera vedere sempre più migiorato quel pio stabilimento.
Non si tralascia di dire però, che comunque il suddetto Ospedale e Monte di pegni siano ora bene amministrati, immeglierebbero di più a vantaggio dell'umanità e della carità pubblica, se l'amministrazione ne fosse affidata alle Suore o Figlie della carità . - Dacchè nella storia de' tempi si leggono gl'inconvenienti che presto o tardi subiscono queste piccole finanze, è sorta l'idea di farle restar sempre in mani pie ed oneste; ed io credo non potersi trovare meglio delle dette Suore, sorte fra i triboli ed i bisogni delle moderne società: e che sono le più adatte a migliorare la condizione morale, economica e religiosa de' suddetti stabilimenti.

Usi e costumi. Non vi è cosa cui un popolo sia tanto attaccato, quanto alle patrie usanze; ed ogni paese suole avere usi e costumi speciali e caratteristici. In Tropea vogliono essere notate, per ciò che riguarda questa rubrica, le particolari costumanze che han luogo.

Nel Natale. Le feste natalizie in Tropea sono molto brillanti e piene nel tempo stesso di divote pratiche. Nella notte della novena si sente nelle strade un frequente movimento di popolo, il quale accorre ad assistere alle ecclesiastiche funzioni. L'accordo della tibia pastorale e della zampogna sparge in quelle notti una soavità inesprimibile, e i cuori, comechè caldi di sentimento religioso, all'idea di quella tenera commemorazione, sono dolcissimamente commossi. La sera della vigilia, i parenti e gli amici più intrinseci cenano in dolce compagnia, per quindi recarsi insieme ad assistere alle sacre funzioni. Nella mattina della festività convengono parimenti fra loro i congiunti e gli amici. Il popolo addossa in quel giorno i suoi abiti di gala, e divotamente ilare visita i presepi delle varie chiese. I coloni recano in dono a' loro padroni polli e tutto quanto trovano di più eletto fra i prodotti delle terre ch'essi coltivano; ed i padroni dal canto loro corrispondono con dolci e con altre cose prelibate.

Nel Carnevale. Durante il Carnevale le maschere nelle gallerie fanno rappresentazioni, e n'è spesso commendevole la riuscita. Le note dell'orchestra si accordano alle movenze della mimica, e n'esprimono l'idea con più effetto e precisione. Talvolta rappresentano una specie di spartito buffo, ispirato o dal genio de' rappresentanti medesimi, o da quello del poeta del quale essi vengono diretti.
I popolani fanno altresì le loro rappresentazioni nei larghi della città. Divisi in vari drappelli scorrono strada, ogni vicolo, preceduti e seguiti da numerosissima folla. Nel giorno poi che chiude i baccanali sollazzi, si moltiplicano le maschere, e si sentono fino alla mezza notte altissimi urli co' quali fingono di piangere la morte di Carnovale, cui il popolo simboleggia in un omaccione di paglia goffamente vestito. Si fanno da' Signori qualche volta anche pomposi carri trionfali.

Nella Pasqua. Nelle feste di Pasqua le genti del popolo e gli artigiani in abito di gala vanno a diporto su barchette, e giunti a qualche spiaggia, dopo di aver cantato canzoni di allegrezza durante il breve tragitto, fanno quivi strepitosissimo baccano, mangiando agnelli ed altri cibi pasquali, e trincando alla distesa.
Ognuno quindi può bene immaginare quanto brillante riuscir debba il lloro ritorno in città. E se ciò, a motivo del cattivo tempo, non possono effettuare, compiono i loro divertimenti in qualche casa rurale con non minore soddisfazione. I signori sogliono pure in quell'epoca divertirsi in campagna e nelle marine. Molti conviti  vi sono tra i consanguinei di ogni classse.

Ne' funerali. Le cerimonie funebri in Tropea sono varie a seconda delle condizioni degli estinti. Se muore un nobile, ai quattro lati del feretro su cui egli viene adagiato, vanno in elegante abito bruno e con volto dimesso quattro del suo medesimo ceto: seguono quindi i poveri con in mano candele e banderuole rappresentanti le armi gentilizie della famiglia del defunto. Gli tengono per dietro, dolorosamente incedendo, i suoi colori avvolti in nero tabarro di lana in segno del loro lutto, e le domestiche scarmigliate e piangenti. Nella chiesa ove si celebrano all'uopo i sacri riti si prepara un catafalco pomposo, sul quale viene collocato l'estinto; e vi si affiggono il più delle volte da' poeti tenere elegie, e funebri iscrizioni. Terminata la messa accompagnata da' lugubri concerti dell'orchestra, il cadavere viene dal medesimo corteo trasportato in una delle Chiese suburbane, per quivi aver sepoltura con l'assistenza de' maestri di famiglia e di altri dipendenti.
Se muore una Signora patrizia, quattro sue pari debbono situarsi nella Chiesa ai quattro lati del catafalco; ed il feretro viene pure accompagnato da quattro Signore: il resto della cerimonia non differisce punto.
Il ceto medio pratica quasi altrettanto.
Gli artigiani ed i plebei usano minor pompa nelle esequie; e gli indigenti nessuna.
Bisogna aggiungere che in questi ultimi tempi si è introdotto ne' funerali de' Signori l'uso del seguito delle carrozze, come nelle grandi città si suole praticare.

Festività religiose. Senza tener conto di tutte le feste che si celebrano con divozione e pompa nelle suddette chiese e Confraternite, meritano particolare menzione quella solenne della SS. Vergine della Romania, che cade, come dicemmo, ai 27 marzo di ciascun anno; festività che si celebra con molto entusiasmo religioso, e con molteplici dimostrazioni di gioja.
Vi è l'altra di S. Domenica Vergine e martire, oriunda Tropeana e patrona della città, che si celebra annualmente il dì 6 di luglio anche con molta pompa.
Oltre di queste, va mentovate le altre due festività di S. Francesco di Paola e di S. Francesco Saverio, i quali Santi taumaturghi furono dichiarati protettori della città da quel Vescovo e Capitolo nel 13 Febbrajo 1560.

Ceti diversi. Nobiltà. Fin da' tempi remoti la città di Tropea si distinse per possanza e per civiltà; e la tradizione del passato non è stata punto smentita dal presente vivere sociale della classe elevata, la quale fu sempre attaccatissima a' Sovrani. Quella nobiltà è di antichissima data, perchè possedeva Tropea anticamente il Sedile magnum di nobili; ed in quella Università, abbenchè fosse governata come tutte le altre città demaniali, pure i Nobili primeggiarono sempre sugli Onorati del popolo, ed ebbero essi, invece de' Baroni, la somma delle cose, come si vorrebbe in qualche modo praticare tuttora, con dispiacere della Borghesia, ad onta della legge eversiva della feudalità e di quella su l'amministrazione civile.
La perfetta separazione della nobiltà dal rimanente del popolo può dirsi che avvenisse in Tropea nell'epoca medesima, in cui avvenne nella Dominante. Mancano, è vero, in gran parte le vetuste memorie, ma pure talune ne rimangono che la nostra assertiva possono confermare. Di fatti dai privilegi medesimi concessi alla città di Tropea dai Sovrani Angioini, Aragonesi ed Austriaci, chiaramente si scorge la separzione perfetta fra nobiltà ed il popolo. Considerantes (dice il Re Ferdinando I d'Aragona da Napoli nell'anno 1464) servilia nobilium et egregiorum virorum Universitatis, et hominum fidelissimae Civitatis nostrae Tropeae; al qual documento fa eco l'altro privilegio del Re Alfonso II, dato anche da Castel nuovo a' 7 maggio 1494: Nuper (ivi si dice) igitur pro parte nobilium fidelium et dilectorum Universitatis, et hominum nostrae civitatis Tropeae. Lo stesso vien ripetuto dall'Imperatore Carlo V; e vieppiù rassodato dalla conferma de' privilegi accordati da Ferdinando il Cattolico, allorchè volle che per tutte le spese, esiti ed introiti che si facevano dai Sindaci della sua fedelissima città di Tropea, si avessero eleggere in ogni anno due razionali (ragionieri), uno dal ceto dei gentiluomini, e l'altro da quello del popolo. Inseguito, col parlamento del 1567 avvenne la separazione de' ceti; e coll'altro del 28 maggio 1624 non solo si classificarono le nobili famiglie, ma a queste molte altre se ne aggiunsero degli Onorati, del popolo, creduti di ciò meritevoli per vistosa possidenza, e per nobili uffizi esercitati.
Nel 3 giugno 1703 fu diffinitivamente stabilito che il sedile de' Nobili dovesse essere separato da quello degli Onorati del popolo: quello de' nobili dovea portare il nome di Portercole, l'altro quello di Africano; ma solo il primo fu dai nobili fabbricato, ed è appunto quello che ancora si conserva decentemente, cioè l'attuale casa comunale - L'altro, l'Africano, non fu costruito, e fino al principio di questo secolo i parlamenti si fecero in comune con la nobiltà. Negli 11 gennaio 1803 l'Eccellentissimo Tribunale conservatore della nobiltà del Regno, dichiarò e riconobbe chiuso il sedile di Portercole, e fu disposto che tutte quelle famiglie che fin al 1800 avevano fatto parte del detto sedile e goduto del Sovrano editto, potevano essere ascritte nel registro de' nobili, però presentando alla detta Commissione i documenti che li riguardavano. Quali famiglie trovinsi ora effettivamente ascritte alla nobiltà del Regno, è a vedersi ne' corrispondenti registri. Citeremo qui solo le famiglie che attualmente esistono, discendenti da quelle che facevan parte del sedile chiuso, e sono le seguenti:
Addesi, Adilardi, Aquino, Barone, Bongiovanni, Caputo, Fazzari, Francia, Gabrielli, Galluppi, Giffone, Martirani, Migliaresi, Paparatti, Pelliccia, Romano, De Sectis, Taccone, Tocco, Toraldo, Tranfo, Teotini o Tutini. - Ed erano fuori del Sedile le case nobili Braghò, Bravo y Benevides, Cesario, Coccia, Gallo, Mottola e Santacroce di Barletta.
Da varie capitolazioni si rileva che molte famiglie napolitane si trovavano annotate tra le nobili di Tropea, come sarebbero quelle di Barilli, Caraccioli, Frezza, Coppola, Vulcano, Tomacelli, Medici, Pignatelli, Carafa, Delduce, Orsini, Tocco.
Civili. Questo secondo ceto è formato da possidenti e professori, i quali sono educatissimi e si distinguono per lodevoli qualità sociali. La loro educazione non è dissimile da quella del primo ceto, con gl'individui del quale vanno di perfetto accordo. Comune è il sentimento di onore, non che l'amore ed il decoro del proprio paese.
Borghesia. Questa città ha una borghesia commoda, perchè essendo la proprietà divisa in molte famiglie, le arti ed i mestieri sono protetti. - Il resto della popolazione si compone di donne, di figli di famiglia, di piccoli possidenti, di fanciulli non ancora atti ad esercitare alcuna arte o mestiere; e di agricoltori, i quali abitano fuori del recinto della città, nelle case rurali. I tintori, i fabbri ed i ferrai dimorano nel sobborgo.

Pauperismo. Non vi è cosa più importante per la pubblica economia che il benessere della popolazione. La prosperità sociale di essa si misura dal numero e comodità delle famiglie. Lo stato fisico e naturale si sviluppa con i mezzi sufficienti si sussitenza che si procura un popolo mediante la proprietà, l'industria ed il lavoro. Dove molti vivono senza proprietà o industria, ma solo col giornaliero travaglio delle braccia, il pauperismo è inevitabile; specialmente quando la proprietà è concentrata in pochi, ed i proprietari si rendono gli usurai degli stessi loro coloni, come suole avvenire anche in alcuni siti delle Calabrie.
In questo caso il contadino nulla ritrae dal suolo, eccetto uno stentatissimo vivere, e deve pregare la Provvidenza che gli lasci la salute, perchè ove per qualche accidentalità venga il lavoro a mancare, allora la povertà si manifesta gigante; le malattie, che spesso cangiansi in epidemi, s'impossessano della classe povera; e questa tra pel bisogno e pel cattivo esempio trovasi spinta al delitto; e così lo stato rovina.
La condizione economica in questo caso richiede efficaci provvedimenti governativi, affinchè non solo si discaricassero da' balzelli i contadini che non istentato sudore traggono dalla terra le ricchezze dello stato, ma si cercasse ogni mezzo per migiorare la loro condizione, sia con la divisione delle terre demaniali che potrebbero concedersi ad essi in enfiteusi perpetua e non in proprietà, sia co' beni delle pie corporazioni. Da ciò risulterebbe anche l'altro vantaggio, che aumentandosi i proprietari utili, si accrescerebbe la loro affezione al suolo; e migliorando la condizione de' coltivatori, i prodotti si troverebbero nell'apogeo del loro sviluppo. L'usura dovrebbe propriamente essere bandita dall'agricoltura, essendo per essa un verme roditore de' più notevoli. E perciò, se questo immorale mezzo di accrescere la propria fortuna è riprovevole negli speculatori, lo è molto più ne' proprietari che la esercitano col danno dei proprii coloni.
Colla fondazione dei monti frumentari, tanto a cuore del nostro Sapientissimo Sovrano, si è, per verità, diminuita di molto, ma non si è giunto ad estirpare questa causa prima del pauperismo. Non dobbiam tacere però che se l'usura è affligente in molti luoghi delle Calabrie, in Tropea questa piaga non si fà tanto sentire, perchè quivi i proprietarii son molti ed umani; ed i contadini, vivendo nella campagna, si addicono solo al lavoro, fuggendo l'ozio della città, ch'è altra non lieve causa di miseria

Uomini illustri, coltura, istruzione e mezzi di diffonderla. Per ben conoscere quale sia stato il progresso della coltura di mente e dell'intelligenza in una popolazione, fa d'uopo investigare quali e quanti uomini illustri sian sorti da essa. Ora Tropea può ben vantare distintissimi uomini che per santità, per posti eminenti occupati nella società, e per dottrina, meritano onorata menzione. Noi non potrem forse rammentarli qui tutti con esattezza, anche per la varia opinione degli scrittori intorno alla patria rispettiva; ma ci adopreremo a farne accenno, non tacendo di quelli che si vogliono nati in paesi che erano casali di Tropea. Incominciamo da coloro che giustamente vanno

Distinti per santità, e per vita esemplare cristiana.
Santa Domenica Vergine e Martire fu Tropeana.
Può leggersi la sua vita, e la sua origine, della quale han trattato diversi scrittori.
S. Vincenzo Abate Martire fu anche Tropeano: morì nel settembre del 584.
Nacquero in Tropea
S. Massimiano, morto a 9 luglio 599,
S. Leonardo Vescovo di Siviglia, morto a 25 febbrajo del 603,
S. Fantino, morto il 30 agosto 930,
E S. Luca abate del Monistero del SS. Salvatore di Messina, morto a 7 febbrajo 1075.
Furono pure di Tropea
Il venerando P. Gaspare Basiliano, primo fondatore delle Scuole Pie di Roma,
Il Padre Giovanni Addesi de' Minimi di S. Francesco di Paola del Convento di detta religione in Tropea nel 1543, e dell'altro in Briatico nel 1550.
E i Domenicani P. Raimondo Migliarese e P. Antonio Paparotti, nonchè P. Alessandro Galluppi, Gesuita: morti tutti in concetto di santità, come può rilevarsi dalla cronica che si conserva nell'archivio sistente nel Monistero de' Basiliani in Rosarno.

Per eminenti cariche ecclesiastiche.
Manfredi Gifone Vescovo di Mileto nel 1298.
Goffredo Fazzari vescovo della stessa Diocesi nel 1324.
Giovanni Malatacca Vescovo di Oppido nel 1394.
Matteo Crescente, Vescovo di Pozzuoli, 5 aprile 1434
Jacopo Lancellotto, Vescovo di Policastro 1438-1445.
Goffredo de Castro, Vescovo di Martirano, 4 maggio 1442, traslocato in S. Marco nel 1446, e morto nel 1484.
Salvatore Mosca, Vescovo di Vico Equense 1455-1473.
Felice Gattarelli Vescovo di Nocera.
Tommaso Maria di Francia Vescovo di Oria.
Francesco Nomicisio Vescovo di Lesina in Puglia; allorchè fu soppresso quel Vescovado, passò in Napoli, ove morì nel 1507.
Marco Lauro, fratello del detto Cardinale, Vescovo di Campagna e Satriano, 1556-1571.
Teofilo Galluppi, Vescovo di Oppido, 1561-1567.
Vincenzo Lauro Cardinale nato 20 maggio 1585, morto a 16 Dicembre 1592.
Antonio Lauro, Vescovo di Belcastro 1599-1609.
Gaspare Toraldo, Vescovo di Mileto nel 1669, e poi nel 1679 Vescovo di Tricarico, ove morì nel 1682.
Annibale Pietro Paolo nato propriamente in Parghelia, Comune del Circondario di Tropea, Vescovo di Castellamare 1684-1705.
Silvestro Stana da Parghelia, Vescovo di Minori 1722-1760.
Paolo Collia, da Zaccanopoli villaggio di Parghelia, Vescovo di Nicotera 1726-1735.
Ebbe pure Tropea distinti Provinciali dei Certosini, dei Domenicani, de' Riformati, degli Osservanti, de' Conventuali, e de' Minimi di S. Francesco di Paola, nelle persone di
Dionisio Lojacono, certosino, 1727-32;
Teofilo da Tropea, Domenicano.

Riformati.
Jacopo da Tropea, 1641 e 1650.
Paolo da Tropea, 1672.
Gregorio da Parghelia 1684.
Pasquale d'Alasito 1710 e 1719.
Bernardino da Zaccanopoli 1720.
Jacopo da Tropea 1731.
Giovanni da Tropea 1748.
Lodovico da Parghelia, 1804 e 1822, tutti del medesimo Ordine de' Riformati.

Degli Osservanti. Bonaventura nel 1674.

De' Conventuali. Giacomo Fazzari nel 1765.

De' Minimi.
Andrea Staropoli nel 1617.
Francesco Sciatoni nel 1691.
Silvestro nel 1694.
Gio. Alfonso Addesi nel 1719.
Francesco Maria Ruffa nel 1723.
Bartolomeo Barone nel 1729.
Francesco Maria Saragò nel 1780.
Bonaventura Calace nel 1782.
Michelangelo Meligrana nel 1807-1809. Costui fu Correttore Generale dell'Ordine suo nel 1824.
Il P. Maestro Giuseppe Maria Crescenti che fu maestro di belle lettere, e di teologia ne' Minori Conventuali. Lasciò diversi scritti. Nacque a 1. settembre 1720, e morì a 19 gennajo 1812.


I fratelli Vianeo in un'incisione del XVIII secolo




Distinti nelle lettere, e ne' diversi rami dello scibile.
Bernardino Ulcano che fu giudice della G. C. della Vicaria di Napoli.
Ottavio Glorisio cattedratico famoso in Napoli, indi in Messina col nome di Conte Palatino.
Cristofaro Galluppi, Regio consigliere del Re Lodovico d'Angiò, e del Re Renato suo fratello nel 1407.
Lorenzo Dardano scrittore benemerito della città di Tropea, che visse nella metà del secolo XVI. (1527-1563).
Francesco Franza, che scrisse = De monumentis urbis Tropea.
Gio. Battista e Paolo Caivano, poeti 1560.
Pietro Vianeo o Vojano, insigne chirurgo 1561.
Ottavio Glorizio, insigne teologo, 1563-1623.
Cesare Tomeo, poeta italiano, 1575-1624.
Querizio Bongiovanni, filosofo aristotelico, 1588-1612.
Giulio Cesare Galluppi, giureconsulto dei suoi tempi, 1621-1630
Abate Agostino Crescenti, Canonico Tesoriere, dottore di ambo le leggi, Vicario di quella Diocesi, ed autore della Descrizione di Tropea nel 1624. Morì nel 1626.
Giulio Cesare Galluppi, patrizio Fiorentino nel 1630.
Francesco Gabrielli.
Alfonso Manco, catechista 1632-1637.
Marchese Orazio Mottola, poeta italiano e siciliano 1640-1656.
Abate Giovanni Battista Pontorieri, poeta italiano, 1641-1645.
Antonio Migliarese, traduttore italiano e poeta, 1683-1767.
Antonio Barone, agiografo e biografo, 1691-1707.
Maurizio Barone, agiografo 1674.
Francesco Sergio, nato a 6 febbrajo 1642, menò vita travagliata, compilò le croniche della città di Tropea ed altre opere, e morì il 21 Agosto del 1727.
Antonio Mirabelli, poeta latino, secolo 18.
Tommaso Polito suo fratello, poeta e prosatore italiano 1730-1783.
Saverio Polito, apologista di Canonica, 1735-1805.
Notar Alessandro Campise, visse nel sec. XVIII, e scrisse: Collectanea Cronologica civitatis Tropeae nel 1736.
Antonio Jerocades da Parghelia, insigne poeta italiano, 1738-1805.
Francesco Galluppi celebre letterato, morto in Napoli a 20 dicembre 1740.
Francesco Fazzari di Mario, poeta italiano nel secolo 18.
Gaetano Massara, facile poeta italiano e tropeano, 1746-1823.
Giuseppe Melograni, da Parghelia, geologo, 1750-1847.
Francesco Bongiovanni astrologo di lunazioni, 1752-1753.
Giuseppe Antonio Ruffa di Ricadi valentissimo medico e maestro di matematica e geologia (1754-1816).
Ignazio Barone, matematico insigne ed emulo dell'illustre filosofo Galluppi.
Tommaso Ruffa valente chirurgo e scenziato.
Raffaele Teologo Paladino dotto in teologia e belle lettere.
Goffredo Canonico Fazzari, l'amico del Galluppi, dal quale gli furono dedicate alcune lettere filosofiche.
Andrea Mazzitelli da Parghelia, scrittore di nautica, 1755-1800.
Luigi di Francia, teologo e poeta, 1757-1841.
Francesco Cavaliere Ruffa, poeta di grido, e nella lirica uno dei primi dell'Italia nostra nella età sua27.
Pasquale Barone Galluppi, filosofo di fama europea, e caposcuola di filosofia italiana, 1770-184628.
Cav. Alessandro Pelliccia, scrittore della statistica di Tropea, 1771-1847.
Giacomo Tranfo, scrittore di una novena 1787.


Pasquale Galluppi (Tropea 2 aprile 1770 Napoli 13 dicembre 1846)
e Francesco Ruffa (Tropea 26 aprile 1792 - Tropea 7 luglio 1851)

Come si vede, può vantare Tropea una gloriosa serie d'Illustri uomini, che onorarono la loro patria, e forniscono ad un tempo belli esempi da imitarsi, specialmente dai giovani che appartengono alle famiglie, le quali possono con giusto orgoglio rammentare questi illustri antenati. E per verità sarebbe a desiderarsi di vedere l'attuale gioventù di Tropea meglio occupata in istudii positivi; cosicchè non vi fosse interruzione di gloria per le famiglie rispettive e per la prediletta patria.

Mezzi a diffondere la istruzione. Mezzi non mancano in Tropea per coltivare l'ingegno. Molti uomini vi sono versati nella giurisprudenza e nelle filosofiche branche; fra' quali un D. Antonio Barone, che per sola filantropia ed amore per la gioventù dà lezione di dritto di natura, di filosofia e di matematica; ed un D. Francesco Mottola, che animato dai medesimi lodevoli sentimenti dà scuola di dritto positivo. Vi sono buoni professori di medicina, fra' quali un Pontoriero, un Decano Potenzoni ed un Teologo Scrugli, versatissimi questi ultimi nelle teologiche discipline, e nella letteratura.
L'istruzione elementare procede lodevolmente. Vi è un maestro pe' fanciulli ed una maestra per le fanciulle; il primo insegna a leggere e scrivere, l'aritimetica pratica e la dottrina cristiana: la seconda istruisce le fanciulle nelle arti donnesche, e in quant'altro fà di bisogno per formare una buona donna di famiglia. Vi è anche un altro sacerdote che ammaestra molti giovanetti, e li guida al passeggio, ed alle catechistiche istruzioni.

Seminario. Nel seminario Tropeano poi la gioventù trova ad un tempo istruzione religiosa, scientifica e letteraria, mercè le incessanti cure dell'attuale Vescovo, e dell'egregio Rettore di quel luogo. Questo Seminario fu fondato prima del 1618 da Monsignor Caracciolo nella casa della nobil famiglia Crescenti. In seguito Monsignor Paù lo trasferì nel Palazzo Vescovile; e nel 1768 vi aggregò la rendita dell'Abazia di S. Angelo ed il Beneficio dell'Annunciata di belmonte.

Accademia. E noto come abbia Tropea un'Accademia sotto il titolo degli Affaticati, di cui non è nostro intendimento di tessere la storia, o riportarne gli annali. Direm solo che molti distinti uomini ne fecero e ne fan parte come soci ordinarii e corrispondenti, che attualmente è presieduta da D. Antonio Barone del fu Ignazio, dotto e ricco uomo, e di ogni civile qualità adorno, assistito dall'intelligente Segretario D. Nicola Scrugli, con i seguenti soci: S. Scipione Coniglio, Dottor Fisico D. Emmanuele Arcidiacono Romano, D. Gio. Battista Barone, D. Domenico Bragò fu Domenico, Cav. D. Carlo Gabrielli, D. Giacomo Barone, D. Giuseppe d'Aquino, D. Antonino Cimino, D. Antonio Pontoriero, Cav. D. Giuseppe Teologo Scrugli, D. Gaetano Ruffa, D. Ignazio Massara, D. Antonio Scrugli, Canonico D. Antonio Romano, D. Andrea Decano Potenzoni, Canonico S. Onofrio Baldanza, D. Girolamo Parroco Colace, D. Luigi Cantore Fazzari, D. Scipione Barone, D. Giuseppe Sacerdote Toraldo, Canonico D. Antonio Polito, D. Gaetano Parroco Jannelli, Canonico Tesoriere D. Antonio Mottola, D. Francesco Mottola, Canonico D. Bonaventura Arena, Canonico D. Luigi Elia, D. Gaspare Toraldo, D. Luigi Barone, D. Silvestro Raponsoli, D. Francesco Antonio Vallone, Parroco D. Vincenzo Scordamaglia, D. Fabrizio Tranfo.
Alcuni vogliono riconoscere in quest'Accademia quella stessa, che un tempo appellavasi degli Amorosi Pagani, traendone argomento da una commedia intitola Impresa di Amore, stampata in Venezia nel 1607 dal Canonico Ottavio Glorizio Tropeano, pe' tipi di Giovanni Alberto; trovandosi in quel libro notato di esservi stati in detta città, nel 1600, gli Accademici Amorosi. Secondo costoro, nel 1630 quest'Accademia avrebbe preso il nome degli Affaticati (Allaborantes). Certo si è che l'epoca di sua fondazione s'ignora, e se ne hanno solo vaghe notizie e congetture29. Si è detto che il Vescovo Balbi Pisano, parente del Pontefice Paolo II, per aver apportato in quella città la letteratura greca e latina, sacra e profana (nelle quali era versatissimo) ne sia stato l'iniziatore. Abbiamo già accennato che egli fu Vescovo di Tropea nel 1461.
Attualmente, regolata con novella norme, versa su materie molto ristrette; e perciò ha perduto assai dell'antico splendore.
Conchiudiamo, che con tanti mezzi diffusivi d'istruzione, la ignoranza potrebbe in Tropea essere sbandita in tutte le classi; e coll'istruzione si vedrebbero man mano ingentilire sempre più i costumi, e progredire non una efimera, ma una vera civiltà. Se la gioventù attuale vorrà e saprà profittarne; potranno le generazioni avvenire trovarsi nelle più felici e gloriose condizioni, viemaggiormente se con vero amor di patria si decidessero le persone colte ed agiate di Tropea a creare una Biblioteca, riunendo tutti i manoscritti, ed i libri che si conservano in diverse famiglie, per servire al pubblico uso e per l'Accademia suddetta. Non è a dire di quanta utilità sarebbe il procurarsi una simile sorgente d'incivilimento e di sapere; e di quanta gloria si renderebbero meritevoli i promotori di quest'opera filantropica.

Dialetto. Il dialetto tropeano ha molta analogia col siciliano; con qualche ragione quindi fin dal 500 Stefano Bizantino ascriveva Tropea alla Sicilia, sull'idea che in origine quella città era stata colonizzata dai Siculi, i quali passarono di poi nell'isola di Sicilia. In quel dialetto fu scritto per la prima volta da Gaetano Massara (1746-1823), accademico fra gli Affaticati, ed avvocato; il quale lasciò manoscritti varii componimenti poetici in tropeano, e sono: I Tignosi, cantata recitata all'Accademia nel 1783 - La Camarra degli Accademici Affatigati di Tropea, recitata all'Accademia nel 1822 - La Giannelliade e la Franchineide, ch'è una mescolanza di versi calabri ed italiani. Di queste poesie la Giannelliade e la Franchineide, ancorchè siano poco conosciute, erano riputate in Tropea per le più belle cose, che il facile poeta italiano e vernacolo avesse composte. Scrisse anche nel nativo linguaggio sonetti e canzoni senza conto; nelle quali rime spicca la lepidezza, il brio, la facilità e la meravigliosa spontaneità del nostro poeta. Si narra, che il Massara perdesse nelle rovine di Tropea, diroccata dal tremuoto dell'83, un vocabolario calabro-italiano, cui egli aveva scritto poco prima di quell'anno.
Scrivendo a pro' degli uomini tignosi, fregiati di virtù e di riputazione, giacchè egli aveva pure la tigna sulla cotenna del capo, diceva fra le altre cose.

E'veru, ca iu nd'eppi setti cappi,
Ma tu, Don Cicciu, avisti chimmu sciuppi.
La tua fu resa tigna tappi tappi,
C'appena cu lu cipru mo l'accuppi.

Io mi ricordu beni, ca mu scappi,
Ndavisti amari e pessimi sciruppi.
E mò pi ricurdanza, amicu caru,
Paghi la pici ogn'annu a San Jennaru...

Guardati lu Decanu, e viderai,
Ch'eppi la tigna a pateji di fundu.
Ma dalla vucca sua poi sentirai
Così da veru di chiju autru mundu.

S'è dottu o non è dottu, tu lu sai
Chi l'omini canusci nsinu a fundu.
Pirchì la tigna a tia, Cicciu Baruni,
Ti fici chiu cche dottu, anzi dottuni.

Dal poemetto della Camarra accademica, in cui discorreva degli accademici dominati dalle loro mogli, tolgo questo squarcio:

La Camarra Accademica iu cantu,
Pirchì mi l'ordinnau lu Presidenti.
Cari cumpagni, chi i stati accantu,
Scusati si vi parru fora denti.

Lu Calavrisi si duna lu vantu
Quandu parra, mu parra apertamenti.
Iu dunca a lingua di lu meu Paisi
Li ncanarrati mò fazzu palisi.

E doppu ch'aju letta la Cantata
All'Abbati Cutuli la cunsignu,
sapendu chi la teni cunservata
O ntra nu cantaranu o ntra nu scrignu.

Ad iju iu nci l'aju dedicata,
Com'omu saggiu e sacerdoti dignu,
Chi teni a nu libruni rigistrati
Nomi e cognomi di li ncamarrati.

E poi del tanto noto filosofo Galluppi, e di un valente soldato in tal modo apostrafava:

Ma sta risposta sulu la pò dari
Gajuppi cu la sua filosofia:
Ca la mugghieri nò senti gridari
Astrattu sempri cu la fantasia.
Si chija parra, cumincia a penzari
Matematichi, scienzi e teologia;
E li vuci chi faci la mugghieri,
Nò moticannu mai li soi penzieri...

Santu Dià! Nu giuvini di guerra,
Chi cu lu pettu affrunta lu cannuni,
Chi ammazza a chistu e jetta a chiju a terra,
Chi fa frunti a cavaji ed a piduni;
Si ntra la casa si ritira e serra,
Diventa cu mugghierisa patruni:
Lu pisu di camarra è tantu forti,
Chi fa tremari a cui sprezzau la morti.

Ma veramente graziosa e arguta è la satiretta che segue, fatta sopra il matrimonio di due persone brutte e antipatiche.

Grimaldi, la facisti la frittata:
Si vidi ca ndai pocu ciriveju;
Na buffa di pantanu hai maritata,
Chi di bruttizza è assai di tia chiù peju.
Figghiata di Lusarni eni abbattuta,
Vera pittura di nu tambureju:
E tu, nasca di morti, arma dannata,
Nci desti su sciruppu a lu frateju.

Guarda, chì beju capizzi paratu;
Brutta mugghieri ed orridu maritu.
E si a la zita nci puzza lu chiatu,
Di mali d'asma patisci lu zitu.
La donna avi lo stomacu abbuttatu,
E l'omu è siccu, chi pari nu spitu.
Simili matrimoniu apparigghiatu,
Grimaldi, comu tia nuju ha compritu30.

Canzoni popolari. Quando uno del popolo s'invaghisce di una giovinetta, e vuole menarla in isposa canta una canzone presso le mura di lei, ed esprime col canto tutta l'ardenza de' suoi sentimenti. La melodia n'è propria e tenerissima, e le flebili note della mandria, della lira e della chitarra cui il canto si spesa, producono un'armonia che può dirsi oltremodo flessanime. L'accordo è quasi tutto di terza minore, e i versi della canzone sono otto endecasillabi che rimano nel modo seguente: il primo col terzo, il secondo col quarto, il quarto col settimo, e il sesto con l'ottavo. Essa esterna talvolta anche il rancore dell'amante corrucciato, l'odio, il disprezzo, e il congedo assoluto.

SUOLO

Estensione classificata. Il tenimento di Tropea ha la sua estensione di terreno di moggia legali 2919, eguali a palmi quad. 28,749,871, nel seguente modo classificato:

Addetto alla semina.................................................................................1,797. 00.
Incolto...............................................................................................   165. 00.
Irrigatorio...........................................................................................   313. 00.
Vigneti e giardini....................................................................................   263. 00.
Orti..................................................................................................   381. 00.
La rendita imponibile, com'è ripartita nel
casato, è di ducati.................................................................................11.848. 95.
Il contributo fondiario è di......................................................................... 2.619. 49.

La rendita del Comune, giusta la lista civile, ascende a D. 2756,95, cioè D. 2360,50 di rendita ordinaria, e D. 404,45 di rendita straordinaria, che pareggia con l'esito. Cresce e diminuisce la rendita secondo i bisogni quinquennali.
Non vi sono privative, e tutta la rendita provviene da balzelli, per non esservi beni patrimoniali e demaniali.
Geologia. Siliceo e per la più parte il suolo di Tropea; ma ve n'ha dell'argilloso, e del calcareo. Più o meno atta al lavoro è la parte alpestre delle colline; ma il suolo del piano è fertile e profondo con marna ora calcarea ed ora argillosa.
Mineralogia. Nel territorio di Tropea le rocce dominanti sono le feldspatiche, tra le quali se ne nota una ch'è nello stato di decomposizione, costituendo il Petuntze ed il Caolino, ossia terra da porcellana. Nelle vicinanze di Parghelia veggonsi rocce quarzose, e vi si rinvengono il quarzo micaceo, il granitifero, il selce piromaco, ed il granelloso, e la sabbia quarzosa, la quale perchè di ottima qualità, viene adoperata unitamente all'argilla di Mongiana, a confezionare le forme ove fondesi la ghisa nelle Reali Ferriere. Nel monte Poro è anche a notarsi il gres, e l'arenosa granitoide (che sovrasta al granito), buona per farne crogiuoli, storte ed altro. Altre rocce non mancano in quel terreno, notandosi in preferenza il calcare granitifero (specie di calcifero di Bronghiart), l'anfibola, e molte varietà di marmi sì bianchi che colorati, dai quali di potrebbe trarre partito, aprendo delle cave. La esistenza delle rocce quarzose dovrebbe animare alle ricerche delle diverse specie di quarzo per cercare di rinvenirne delle pregevoli, come agate, rubini. Nè sarebbe strano o nuovo il rinvenimento nelle contrade calabre di queste preziose concrezioni, essendosene già verificati taluni casi, come narrano il Vivenzio ed altri scrittori che parlano di cose patrie. Avvi pure del granito, ma sparso in massi di varia dimensione e di diverse qualità. Quelle che più abbondano, sono le rocce silicee, e spesso serve ad esse di base il quarzo ed allora sono buone per pietre da molino. In fine è da ammettersi la possibilità di rinvenire filoni metalliferi, atteso appunto la natura degli accennati terreni.

Idrografia. La natura fu prodiga verso la contrada che descriviamo di acque fresche e cristalline; copiose sorgive sono sparse in tutto il territorio, e molte di esse non solo animano, dentro e fuori la città, fonti e getti di acqua; ma servono pure a fecondare quei profondi e fertili terreni, e ad animare varie macchine idrauliche.

Produzioni spontanee. Abbiam già detto de' prodotti mineralogici. In quanto alle piante che produce quel suolo spontaneamente, formerebbero esse un catalogo ben lungo; ma trattandosi in generale, senza eccezione a noi nota, delle piante medesime che vegetano negli altri paese della provincia, se ne troverà l'indicazione nella Flora generale di essa. Noi ci contenteremo di dire che non mancano nel tenimento di Tropea nè piante medicinali, nè aromatiche, nè commestibili, nè pratensi ec.
Valga la stessa osservazione pe' prodotti zoologici; al proposito de' quali crediamo di dover solo dire qualche parola sui

Pesci di mare. Il mare offre svariato alimento di buoni crostacei ricercatissimi, e molti pesci, fra' quali primeggia la così detta specie di sorcio: pisciculos mures sola Tropea capit.

Stato dell'agricoltura. Lo stato dell'agricoltura, se apparisce mediocre, in realtà può asserirsi di trovarsi nell'infanzia in paragone dello sviluppo cui potrebbero e dovrebbe giungere. Il clima ed il terreno si presterebbero ad ogni maniera di lavori agrarii e di produzioni, manca solo la volontà de' possidenti e degli agricoltori, i quali come nella maggior parte del Regno, si ostinano a conservare l'antico sistema agricolo, senza profittare dei tanti vantaggiosi progressi che ha fatto altrove questa prima fra le arti; e nulla curando gli utili trovati risultanti dalle giornaliere applicazioni della meccanica e della chimica all'agricoltura. E perciò non si tien conto, come si dovrebbe, della concimazione, sia a via di soversci, sia col concime animale. Il prodotto intanto, in proporzione del suolo, può dirsi abbondante, ma solo per effetto della buona qualità del terreno, il quale potrebbe produrre molto di più, e dare ciò che manca nel bisogno di quella popolazione. Molti orti vi sono, dai quali si ottiene ogni maniera di verdure tenere abbondanti per tutte le classi. Saporosissime sono le frutta, e squisite le uve, dalle quali si ottiene quel tanto rinomato vino che tutti sanno: rigogliosi ed olezzanti sono gli erbaggi, da' quali pochi ma delicati latticinii si ottengono. Le cipolle forman capo di commercio pel paese: si raccolgono abbondantissimi lupini e del cotone: manca l'olio.

PRODOTTO ANNUALE DEI CEREALI RICAVATO DAL COACERVO DI UN DECENNIO

Indicazione
dei generi
Quantità Consumo Bisogno
totale
Avanzi Mancanze
Seninati       Raccolti Per semina    Per vitto
Grano
180          1074
180            16345
16525
 
15451
   Granone 
  28             554
 28             3200
3228
 
2674
Orzo
  14             155
14               800
814
 
 659
Avena
  15             126
15             1600
1615
 
1489
Legumi 
  16             221
 16            1900
1916
 
1695
Patate
    >>             >>
>>             >>
>>
 
 120
Lupini
   10             142
 10              300
310
 
 168

Alboricoltura. La piantagione degli alberi utili, e specialmente quella utilissima de' gelsi, va a rilento; eppure la località di presta benissimo per l'industria serica, per la quale è adattissimo quel clima caldo e poco variabile.
La rotazione agraria si riduce a seminare alternativamente i campi a grano, granone e cotone, nè rimane maggese morta senza semina.

Industria e Manifatture. Niuna particolare industria esiste in Tropea, tranne quella della pesca.
Fin dal 1825 esistevano in quella città le manifatture de' cuoi del Cavaliere Mazzitelli, e dell'egregio Cavaliere Pelliccia che smerciavansi in Napoli e nelle Calabrie: ora non più. Attualmente non vi sono che pochissime manifatture di tele di filo e di cotone.

Arti donnesche. Laboriose sono le donne della città e della campagna. Queste ultime non isdegnano di manegiare gl'istrumenti agrarii, dividendo le campestri fatiche cogli uomini. Le altre che vivono nella città lavorano costantemente, anche in mezzo alle strade, per fuggire il caldo delle anguste loro case. Il canape ed il cotone è ben manifatturato, e molte buone tele si tessono in quella città; fra le altre una specie di tela di cotone a doppio filo che serve per uso di coltri nell'inverno; coltri che sono ricercate ne' paesi della Provincia, comunque riescano pesanti e non diano quel calore che se ne dovrebbe aspettare. Le donne poi di gentile condizione sono dedite quasi tutto il giorno alle faccende domestiche, ai lavori di ago, ed al ricamo de' propri ornamenti: nelle ore della sera si trattengono in piacevole conversazione, la quale è mantenuta senz'alcuna etichetta o lusso.

Commercio. Anticamente possedeva Tropea nella sua marina un fabbricato a volta, di cui ancora veggonsi i ruderi, e serviva pel naval armamento, e per la costruzione e riparazione de' triremi. Il P. Sergio ricordava nella sua tenera età (1650?) aver veduto in quella marina circa 150 brigantini genovesi a pescar coralli lungo la spiaggia, nonchè barche di Lipari e di Sicilia.
Il Marafioti scriveva che la città di Tropea ha posseduto sempre galere per corseggiare le riviere de' Turchi, e che dell'armamento di D. Giovanni di Austria facevan parte tre galere avventuriere di particolari Tropeani. L'istesso P. Sergio nelle sue opere parla de' triremi posseduti dalla detta città, come pure delle tartane andate in alaggio per la rifazione, e poscia lanciate in mare.
Volle natura favorire quella località per diventare una città commerciale di prim'ordine, atteso che naturalmente si veggono buttate le fondamenta di un porto, di cui si manca nel Tirreno. Riguardato sotto l'aspetto politico, commerciale ed umanitario, quel sito dovrebbe esser preso in seria considerazione; ed il Real Ministro della guerra e marina e la Provincia dovrebbero mettersi di accordo sui mezzi per attuare opera cotanto utile, in vista specialmente della tenuissima spesa sui mezzi per attuare opera cotanto utile, in vista specialmente della tenuissima spesa che vi abbisognerebbe. Il Direttore Generale de' ponti e strade Afan de Rivera, parlando su' mezzi di restituire il valor proprio ai doni che natura ha largamente conceduti al Regno delle due Sicilie, dimostra all'evidenza che non vi è altro luogo più acconcio di quello si cui teniam parola per la costruzione di un utilissimo porto31.
Tropea ha una marineria, che unita a quella del vicino Comune di Parghelia, dà un complesso di 272 marinai, cioè 27 padroni, 35 marinai padri di famiglia, 10 marinai vedov, 35 celibi e 19 mozzi; mette in mare 45 barche; ha, come abbiamo detto, una Dogana di seconda classe; e riceve da Napoli e da Messina le manifatture estere ed i generi coloniali.
Si carica in Tropea una quantità di arena di quarzo, le cui cave sono di proprietà del distinto cav. D. Antonio Pelliccia e di altri molti proprietari; e viene adoperata alla fabbricazione delle terraglie in Napoli, Vietri ed atri luoghi del Regno. Si caricano pure molte cipolle rosse ma di colore incarnatino e bislunghe, che chiamansi pargalesi (pergalisi o parghelesi), e fichi secchi, gran quantità di lupini della specie detta mantagnuola, cotone, poca seta, e qualche altra derrata del paese.
Ciò per quel che riguarda l'esportazione.
S'importano poi majoliche, terraglie, canape, lino, stoppa, alcool ed altri liquori, e cose simili, tonno, sarde, capperi, formaggi, lana, aringhe, stocco, ec.

Immegliamenti possibili. Non può mettersi in dubbio che Tropea ha molti vantaggi naturali e commerciali, che sono per altro dovuti più alla posizione e condizione del luogo, che alla volontà de' suoi abitanti, i quali non sanno associare i loro mezzi per dare un maggiore sviluppo al loro commercio, e per aumentare ad un tempo la naturale produzione. Accrescere la pastorizia con introdurre i prati artificiali per alimento del bestiame, e fare così fronte al bisogno de' latticinii che si comprano fuori a carissimo prezzo; migliorare l'alboricoltura, e specialmente moltiplicare e coltivare bene il gelso, non che l'ulivo che alligna spontaneo nelle chine di quei monti, come il gelso prospera ne' piani, onde l'olio non mancasse al consumo di quella popolazione, e l'industria serica si sviluppasse con positivo vantaggio.. ecco due oggetti ai quali dovrebbero essere rivolte le cure, e i capitali dei Signori Tropeani. Per filande e bigattiere, perchè non adibire que' locali che già appartenevano alle distrutte fabbriche di cuoi, e che ora rimangono inoperosi? Converrebbe pure di stabilire una fabbrica di majoliche, essendovi già, come si è detto, il Petuntze ed il Caolino, che uniti alla sabbia quarzosa pura ed al gesso, costituiscono un genere di stoviglie di molto pregio. Converrebbe pure all'industria del luogo stabilire una fabbrica di vetri, ed una tintoria, atteso che non mancano i materiali necessari per l'oggetto, buonissima esssendo la sabbia quarzosa, e non mancando il solfato di soda, per esservi in Sellia due fontane, la cui acqua ne abbonda.
In conchiusione, il territorio di Tropea offre risorse abbondantissime ed invidiabili. Sappiamo que' fortunati abitatori cavare tutto il frutto tanto dai fertili e ben esposti terreni, quanto dai materiali preziosi che quel suolo presenta e racchiude in abbondanza per fabbricare diversi oggetti che a caro prezzo si procurano dall'Estero, e la ricchezza o floridezza del loro paese sarà immancabile. I proprietari e capitalisti garentiscano essi e spingano innanzi con l'associazione l'agricoltura e l'industria, e quelle contrade predilette della natura per bontà di clima, amenità di luogo, ferilità di suolo e posizione topografica favorevole pel commercio, saliranno indubitatamente ad una invidiabile importanza, ricchezza e civiltà, a preferenza di ogni altro luogo delle Calabrie.

NOTE

1  Questo nome di Vaticano or si rapporta ai vaticinii della Cumana Sibilla che ivi si vuol venuta (Quattromani in Barrio, p. 150), ed ora dicesi derivato da Batticani (Batticanum 1272), cioè Torre battuta da Mori con dispregio chiamati Cani, volendosi alludere ai Saraceni, che più volte infestarono ed invasero que' luoghi (Alberti e Fiore, p. 24).
2  Dalla Calabria Illustrata del P. Fiore, da inediti scritti, e da altri scrittori.
3  Vedi la dotta memoria e gli studii di Archeologia del Grimaldi, non che il Brunnt, e l'Orlandini.
4  Pausania VII, 1; XI 7; Diodoro Siculo VI, 5; Strabone V. p. 243. Eustachio n. 366 B. 391; Corcia. Tom II, pag. 270 e p. 106, Tom. III p. 72 e 73.
5  Quel nome sarebbe meglio derivato da Forum Herculis, e allude ai Pelasghi od Itali o Siculi Latini antichissimi, più volte simboleggiati nel mito di Ercole prima dei tempi Trojani (L. Pagano).
6  Olstenio, adn. ad italam Cluverii.
7  Barrio 144; Fiore 135.
8  Marafioti L. 11 p. 18; Ughelli V. 9.
9  Lascaris de Philosophis calabris; Parrasio, in Claudiano, de raptu Proserpinae.
10 Lupis vol. f. 120.
11 Licofrone p. 91.
12 Grimaldi, Studi Archeologici p. 74; Corcia t. III. p. 143. <<Prostropaea, urbs Siciliae, neut. gen. Gentile Prostropacus>> Steph. Byz. v. prosrtopaia.
13 Vers. Pineti Amstel. p. 562.
14 Annali del Regno di Napoli 513, p. 209, annali 589 p. 305.
15 Silio Italico Lib. VIII.
16 Epist. lib. 2 Epist. mihi p. 80.
17 Capialbi Mem. Trop. p. III.
18 Historia principum Longobardorum Camilli Peregrini, edit. Pratilli, Neapoli 1755, p. 401. - Theophanis continuati lib. V de Basilio Macedone. - Bonnae 1838, p. 312 et 313.
19 Peregr. ibid. Neap. 1751 p. 289.
20 Ibidem.
21 Fiore t. 25 Vescovi di Tropea; Montorio Zod. Mariano p. 445; Adilardi Cenno stor. della chiesa di Tropea; Enc. dell'Eccl. t. 4 p. 1070; Capialbi Mem. della S. Chiesa di Tropea p. 445; Brancia Elogio stor. di Mons. Franchini, Nap. 1855.
22 V. Memoria sulla chiesa di Tropea del Conte Capialbi, p. 16.
23 Capialbi mem. Tropeesi cit. p. VIII.
24 Capialbi Memor. Della S. Chiesa Tropeana p. 1 seg.; Adilardi Cenno stor. della chiesa di Tropea; Enc. cit., t. 4 p. 1079.
25 L'attuale Giudice è il sig. D. Gennaro Sacconi ottima persona.
26 Attualmente funziona da Sindaco il Consigliere provinciale D. Gaetano Barone.
27 (F. CIRELLI) Di questo illustre letterato è ancora palpitante la memoria presso quanti lo conobbero, e più presso noi che lo avemmo non solo amico dilettissimo, ma Collega ancora nella Real Commessione di Revisione delle Opere teatrali. Ci rechiamo a debito quindi di spargere un fiore sulla sua tomba, registrando qui le poche notizie che abbiamo della sua vita.
Nato in Tropea negli ultimi anni del decorso secolo, Francesco Ruffa ebbe nella sua infanzia a guida nello studio delle lettere, e più innanzi in quello di filosofia due suoi Zii. Poscia avviato nella professione di Medico, dal dotto suo genitore con tanta lode esercitata, recavasi in Napoli per perfezionarsi negli studii analoghi. Ma Francesco Ruffa era nato poeta; e tostochè si vide in mezzo ai distinti cultori delle muse che allora allietavano il suolo partenopea, da decisa inclinazione sospinto, disertò ben presto la bandiera d'Ippocrate. - Lasceremo al biografo il narrar per minuto tutte le peripezie della sua tumultuosa vita, come pure l'enumerare le poche sue Opere, contentandoci di dire; che entrò egli nell'arringo tragico coll'Achille, e vi stampò orme profonde con l'Agave col Cedro e col Teramene; che nelle sue liriche poesie trovasi quasi sempre bellamente congiunto all'ordinamento di Pindaro, la evidenza e la connessione Oraziana, di che offrono testimonianza, fra le altre moltissime, le Odi su le Catacombe di Napoli, sul parto cesareo, sopra Rossini, e su la propria tomba, ne' quali componimenti si legge benanche compendiata la sua vita morale; e che degl'innumeri suoi sonetti gli ottimi, tolgono ogni speranza di farne eguali o migliori, e ben pochi ve n'ha che siamo eccellenti.
Questuomo rispettabile moriva il giorno 7 Luglio 1851 quasi sessagenario, nella sua terra natale, ove erasi recato a chiedere a quell'aere benigno, ristoro alle forze perdute per effetto di non lunga malattia sofferta nella capitale. Le più splendide testimonianze di onore de' suoi concittadini lo accompagnarono alla tomba.
Chiudiamo questi brevi accenni col dire, senza tema di contestazione, che Francesco Ruffa ebbe altro l'ingegno, ottimo il cuore, cortesi e schiette le maniere, ricca e modesta la dottrina, illibato il costume.
28 (F. CIRELLI) Di quest'altro illustre cittadino di Tropea, che onorò tanto se stesso, la famiglia, la patria, e della cui amicizia fummo onorati, non possiamo fare a meno d'intrattenerci brevemente.
Questo Caposcuola della moderna filosofia nacque in Tropea il 2 Aprile 1770 dal Barone Vincenzo e da Lucrezia Galluppi; la nobiltà ed agiatezza de' quali facilitò al giovanetto Pasquale i primi studii filologigi che egli compiva all'età di 13 anni. Percorreva in seguito con amore quelli della filosofia e delle mattematiche sino ai 18 anni, e veniva poscia inviato in Napoli per studiarvi giurisprudenza. Ma troppo aveva egli vagheggiato le filosofiche discipline ed a queste da irresistibile inclinazione tratto, volse intera la sua attenzione, studiando anzi tutto il greco per poter originalmente leggere Platone ed Aristotile.
Per la morte intanto del suo fratello Ansaldo rimasto unico figlio, fu dagli afflitti genitori richiamato in patria, ed indotto a prendere in moglie Barbara d'Aquino dama Cosentina, che lo fè lieto di molta prole. Questo nuovo stato però non lo distolse punto dai suoi studii prediletti, pe' quali anzi cresceva più in lui l'amore come più vi si addentrava; e de' suoi progressi nella scienza dava un primo saggio pubblicando nel 1795 una Memoria apologetica.
Versandosi molto sulla Bibbia, sui Padri della Chiesa, e negli studi teologici, fortificò a tempo il Galluppi il suo animo contro le vertigini di oltralpe, che a guisa di torrente straripava in sullo scorcio del passato secolo.
Lesse Condillac, e nel 1800 pubblicò un opuscolo col titolo - Dell'analisi e della Sintesi. - Studiò Loke, e facendo l'analisi di tutte le scuole filosofiche da Cartesio sino a Kant, diè fuori il suo Saggio filosofico nella critica della conoscenza. Opera in sei volumi, nella quale passando a rassegna tutti i sitemi usciti in campo dall'ultimo risorgimento della filosofia sino al 1831, quando finì di stamparla, rende giustizia al vero ovunque lo incontra, combatte l'errore dovunque lo trova.
Nel 1820 pubblicava gli Elementi di filosofia pe' giovani, che furono immediatamente adottati per l'insegnamento nelle private e pubbliche scuole del Regno e fuori.
Nel 1827 dava fuori in 12 lettere filosofiche il Santo del suo Saggio, limitandosi alla esposizione storica e comparativa de' diversi sistemi, ed eliminando la parte critica altre due lettere poi aggiungeva nel 1828 per esaminare talune novelle dottrine. Questo suo lavoro fu tradotto in francese dal Peisse.
In tali nobili occupazioni, lasciando all'egregia sua consorte ogni domestica cura, era vissuto il Galluppi per sessant'anni in Tropea, quando imperiosi affari di famiglia lo condussero a Napoli, ed ebbe così occasione di farsi conoscere da vicino da quanti ne avevano ammirato l'ingegno e la dottrina da lontano. Fu allora, che a proposta dell'illustre Marchese di Pietracatella, a que' di Ministro dell'Interno, il Calabrese filosofo venne degnamente collocato sulla cattedra di filosofia nella Regia Università degli studii. Così un uomo venuto al mondo un anno dopo che il grande Genovesi ne partiva, era destinato sessant'anni più tardi a restituire a quella cattedra l'ecclissato splendore.
Pubblicò il Galluppi nel 1832 le Lezioni di filosofia in sei volumi, e La filosofia della volontà in 4 volumi, opera questa destinata a scaldar il cuore, come quella ad illuminar la mente della gioventù.
Altra Opericciuola aveva il grand'uomo pubblicata nel 1831, col titolo - Introduzione allo studio della filosofia per uso de' fanciulli, destinata ad evitare ogni brusca transizione dallo studio delle cose in quello delle idee.
In seguito, traducendo in italiano i Frammenti filosofici del Cousin, confutò varie idee del celebre filosofo francese, e scoprì il panteismo che nel suo sistema ascondevasi. Di che lungi dall'adontarsene, quel dotto Oltremontano si mostrò grato, adoperandosi a far nominare il suo Critico, Socio corrispondente del Reale Istituto di Francia nella Sezione delle scienze morali; nomina seguita il 30 dicembre 1838 all'unanimità, se si eccettui un solo voto, comunque in concorrenza del professore Hamilton di Edimburgo - Poco dopo l'illustre Guizot con lettera onorevolissima inviava al nostro filosofo, a nome del Re Luigi Filippo, la croce della legion d'onore.
Nel 1842, con plauso grandissimo, e con ansiosa aspettativa dei dotti di ogni paese, si vide comparire il primo volume della Storia generale della filosofia; ma disgraziatamente la lena mancò ad un tratto al grand'uomo, e quella tanto aspettata Opera rimase appena incominciata.
Logoro dall'età, da morali travagli, e dalle durate fatiche, il Barone Galluppi addormentavasi nel Signore il dì 13 Dicembre 1946, nell'età sua di poco meno che settantasette anni.
Vivente, Pasquale Galluppi riscosse encomii da per tutto, ed universalmente fu riconosciuta la superiorità del suo ingegno, ammirata la estensione del suo sapere, celebrata la singolarità delle sue virtù.
29 Capialbi, Opusc. t. 3 pag. 234, e Mem. della s. chiesa Tropeana pag. XLIII.
30 L. Pagano - Dei dialetti di Calabria, ms.
31 Rivera Consideraz. econom. sul Regno della Due Sicilie Nap. 1833, v. I, p. 283, e v. II p. 237 e seg.
 

 
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REGNO DELLE DUE SICILIE
TROPEA E IL SUO CIRCONDARIO
1859
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