Tropea - Chiesa del Convento.
Madonna della Sanità di Giovanni Angelo d'Amato (1576 - 1615)

ATTENTATO
al bene artistico più rappresentativo
di Tropea

di Salvatore Libertino


Sono stati scoperti dal sottoscritto il 25 luglio 2005, alle ore 0930 antimeridiane, gli effetti di un vile attentato ai danni della tela più rappresentativa dei beni artistici di Tropea: la Madonna della Sanità, che Giovanni Angelo d'Amato dipinse nel tardo cinquecento, conservata nella Chiesa omonima del Convento dei FF. MM., già dei Cappuccini.
Lo squarcio, provocato volutamente dall'attentatore, che si è servito di un corpo appuntito, attraversa la parte bassa della tela compresa tra le lettere che compongono la firma dell'autore (IO ANGLO DE AMATO PI. (NXIT)) e lo stemma nobiliare dei Tranfo, famiglia tropeana committente dell'opera. La linea tracciata ha inizio con un grosso foro prodotto dalla forza impressa dalla punta dell'oggetto usato, e percorre un tratto di almeno 40 cm. fino ad arrivare nella parte dove è dipinto lo stemma.


Lo squarcio che attraversa la parte bassa della tela

Si ignora da quanto tempo sia stato consumato l'atto vandalico, tenuto anche conto che la parte della tela danneggiata è nascosta a chi guarda l'altare maggiore dove essa è compresa in una grande cornice.
Dell'accaduto è stato avvisato Padre Mariano, solitamente a quell'ora presente all'interno della chiesa, il quale ha voluto accertarsi dell'entità del danno, accendendo le luci dietro l'altare e avvicinandosi quindi al dipinto. Durante tale sopralluogo veniva fuori la scoperta di un secondo atto sconsiderato, anche se involontario, che questa volta provocava una vistosa bruciatura della parte bassa dello stemma e la conseguente distruzione in quel punto della tela. L'immagine dello stemma rasenta la parte bassa della grande e artistica cornice contenente il dipinto, sulla quale si notava una grande quantità di cera fusa colata fino a terra e sulla stessa cornice era poggiato un ramoscello appassito con un fiore. Si vede che qualche persona devota alla Madonna della Sanità si era avvicinata all'immagine dietro l'altare per collocare sul legno della cornice una candela accesa che ha lasciato sul posto tracce di cera e la cui fiamma ha causato il grave danno alla tela.
L'abitudine di accendere ceri a distanza ravvicinata alla sacra immagine della Madonna della Sanità, dettata dalla devozione dei tropeani, è testimoniata in una lettera aperta pubblicata sul "Gazzettino di Tropea" del 20 gennaio 1908, dal cultore di storia patria nonchè critico d'arte Enrico Moretti che illustra al Prof. Guido Carrocci, Direttore di "Arte e Storia", lo stato di abbandono e di incuria in cui giacevano i <<gioielli d'arte, specie di pittura, che la nostra Calabria possiede, dispersi qua e là per le chiese e i conventi>>. Quando viene descritta la situazione delle tele custodite nelle chiese di Tropea, il Moretti leva un grido di dolore per quella conservata nel Convento dei FF. MM.: la Madonna della Sanità di De Amato il Giovine, <<spirante tutta una soavità murilliana>>, di cui si osserva un deterioramento nella parte inferiore con evidenti crepe oltre allo annerimento prodotto dalla continua accensione dei ceri <<molto accosto alla tela>>. Ed è veramente significativo come oggi si sia ripetuta quella dannosa abitudine, censurata in illo die dall'illustre storico.

   
Padre Mariano e il particolare delle tracce di cera e della bruciatura della tela

La Chiesa della Sanità venne eratta nel 1598 quando i Frati Cappuccini abbandonarono l'antico loro sito in contrada Vicci per sistemarsi meglio al posto dell'ospedale civile che si trovava fuori dalle mura della città. Essi fondarono il loro convento con il titolo della Sanità. G. Galzerano donò il suolo acquistato da Marco Fazzari per 360 ducati e la Baronessa Caterina Tomacelli offrì la pietra occorrente alla fabbrica del convento e della chiesa della Sanità. Giovanni Angelo d'Amato (Maiori, 1576 - 1615) firmò il dipinto La Madonna della Sanità posta sull'altare maggiore della Chiesa di Santa Maria della Sanità, che raffigura la Vergine Santa con il Bambino Gesù che dall'alto guarda una turba di uomini attorno ad un malato che attende la guarigione; in basso, in primo piano, pregano devotamente due santi frati. La tela, come tutta la macchina dell'altare maggiore in cui è inserita, compreso il tetto della chiesa, è stata commissionata da Alessandro Tranfo, barone di S. Agata.
Il dipinto, restaurato negli anni Settanta dal Prof. Gallo, è stato esposto alla Mostra d'Arte che si tenne a Cosenza, allestita dalla Dr.ssa Maria Pia Di Dario Guida nei locali dell'ex Convento di S. Francesco d'Assisi.