Una scena del film di Silvestro Prestifilippo e Carlo Musso 'La carne inquieta' (1952)  con Raf Vallone e Marina Berti, tratto dal romanzo di Leonida Repaci

A tre anni dalla scomparsa dell’artista
A Parghelia tre film e
“una Strada per Raf Vallone”

Il 4 Novembre alle ore 16.00, in Piazza Ruffa, la solenne cerimonia
e la proiezione di un inedito del 2001
e poi ricerche e studi, l’interesse da parte di circoli
del cinema, associazioni culturali ed esperti
per il lavoro del grande attore calabrese.
 
 

di Franco Vallone


È ancora la Parghelia di sempre con lo sguardo rivolto sul mare, con la sua vita e la sua dimensione umana, ad essere la cittadina privilegiata, il luogo incantevole a due passi da Tropea dove rendere omaggio, ancora una volta, a Raf Vallone, ad uno dei grandi della storia del cinema italiano. Il Comune di  Parghelia, come promesso nell’incontro di un anno fa, intitola, a tre anni dalla scomparsa, una strada all’artista Raf Vallone. La cerimonia dell’intitolazione di Via Raf Vallone si terrà proprio il prossimo 4 Novembre in Piazza Ruffa.
Durante la tre giorni di Parghelia in onore dell’attore verranno proiettati, in collaborazione con l’Associazione Cinemassieme/Ficc, tre film: il 31 ottobre alle ore 20,30 “Uno sguardo dal Ponte” del 1962 con la regia di Sidney Lumet, film con un “David per il migliore attore” a Raf Vallone. Il 3 novembre sarà proiettato il film “Gli eroi della Domenica” del 1952 con la regia di Mario Camerini e nella serata conclusiva del 4 novembre, alle ore 17.00, dopo la cerimonia d’intitolazione sarà proiettato un film inedito del 2001 dal titolo “Vino Vino Santo” per la regia di Xaver Schwarzenberger, “una grande azienda vinicola, una grande famiglia”. Le proiezioni dei film si svolgeranno nel salone dei convegni di Via Trento, al numero 3.
L’anno scorso, dopo Roma e prima di Reggio Calabria, anche Parghelia vide la proiezione del  documentario di novanta minuti sulla vita e l’opera dell’attore, un inedito ritratto-collage dal titolo "Uno sguardo dal mare” realizzato e ideato dalla regista Donatella Baglivo di Ciak 2000 di Roma, per la collana "I Grandi del Cinema Italiano". Un evento voluto anche allora dal sindaco del paese, l’architetto Vincenzo Calzona e dalla dottoressa Teresa Landro, del direttivo di Cinemassieme/FICC di Parghelia e grande appassionata di cinema e teatro.
Proprio a Parghelia avevamo incontrato in quella occasione, prima della proiezione, uno dei figli dell’attore, Saverio, figlio d’arte, attore di cinema e di teatro, in Calabria per questo evento. A Tropea per la serata commemorativa erano arrivate anche la madre, l’attrice Elena Varzi, che Raf aveva sposato nel 1952 e con la quale ha trascorso cinquanta anni di vita e la sorella Eleonora, attrice, stilista di moda, esperta di un’inedita ginnastica in acqua.
Anche quest’anno Giuseppe Imineo, l’ormai famoso "cinematografaro" con cinquanta anni di rapporto con il cinema. Lui che conosce e possiede tanti tipi di macchine da proiezione e pizze con pellicole in 35 mm di film oramai introvabili, attrezzi d’ogni genere, una memoria storica di tutto quello che successo nel cinema da qui a ritroso di sessant’anni e più. Lui ama profondamente il cinema proietta ogni estate centinaia di film nelle piazze calabresi alzando teli bianchi nei cieli stellati dell’estate correndo da un mare all’altro, per monti e paesi della Calabria. Arriva con il suo furgone "allestito" da cui come aggiunge Saverio Vallone, "esce fuori la magica luce con le immagini del cinema". Imineo, in questi lunghi anni d’attività, oltre a manovrare macchine da proiezione ha assorbito una profonda cultura dell’immagine, oggi il suo sogno è quello di aprire, nel vibonese, un piccolo museo del cinema. Stiamo parlando ancora una volta di personaggi, più che di persone, personaggi che navigano ai margini e nel centro assoluto della storia del cinema, con le sue figure, con i suoi interpreti e con le sue comparse.


Nel film 'La carne inquieta' Raf Vallone è Peppe Lamia

Andiamo a vedere il secondo elemento culturale della storia. Saverio Vallone, classe 1955 attore, figlio d’arte, interprete numerosi film per il cinema e di messa in scena d’importanti spettacoli teatrali. Lui, come suo padre, ha il mare dentro è come un elemento genetico. Saverio ha un rapporto affettivo d’amore con questa zona della provincia vibonese, ci racconta dei suoi avi, la nonna, la marchesa Mottola di Tropea, racconta delle bellezze, delle viuzze della "Perla del Tirreno", ci racconta di una Parghelia bella e a dimensione d’uomo. Parlare del grande Raf Vallone diventa superfluo, parlare dei suoi film, dei premi ricevuti, delle opere teatrali, dei suoi lavori in Francia, del Vallone giornalista dell’Unità, del Vallone calciatore del Torino, dei festival internazionali, delle regie, delle recensioni, delle grandi amicizie con gli altri grandi del cinema… tutto superfluo quando i livelli sono quelli del mito, ogni racconto diventa superfluo.
Intanto, proprio in questi giorni, l’associazione culturale Migrans Onlus di Briatico ed il Circolo del Cinema “Lanterna Magica” di Pizzo Calabro, presieduto da Vera Bilotta, con la collaborazione di registi e studiosi del settore, stanno lavorando ad una ricerca sul campo riguardante il film 'La Carne Inquieta' del regista messinese, ma naturalizzato reggino, Silvestro Prestifilippo, con gli attori principali Raf Vallone e Marina Berti. Una copia del film, in versione francese, si trova attuamente presso la Cineteca  della Corsica di Aiaccio ed è stata proiettata, alcuni anni fa, a Catanzaro, alla sesta edizione del Festival “una città al cinema. Regioni d’Europa” a cura della Cooperativa Nuova Ipotesi.


In 'La carne inquieta' Marina Berti è Femia.

Intanto il ricercatore Salvatore Libertino, direttore del sito internet Tropea magazine e Tropea News è riuscito a recuperare in un archivio di Roma una copia del settimanale “Epoca” del 15 dicembre 1951 con un articolo di recensione del film a firma di Domenico Meccoli. Nel sommario dell’articolo si legge: “Marina Berti e Raf Vallone hanno terminato di girare in questi giorni 'La carne inquieta'.
Il romanzo, nato da un racconto che Repaci non cedette ai giornali, fu tre volte sequestrato e tre volte modificato”. Meccoli racconta testualmente: “Sere fa un pazzo ha tentato di incendiare alcune case del paese di Gralimi, in Calabria. Un contadino, un carrettiere di nome Turi, per difendere la propria, lo ha ucciso con una fucilata. È stato un momento molto drammatico. Quando già alcune case bruciavano, il pazzo, un certo Peppe Lamia, anch’egli di Gralimi, si è presentato davanti alla casa di Turi. I suoi occhi erano paurosamente fissi nell’orbita dilatata. “Vattene!” gli ha detto Turi, minacciandolo con la doppietta dalla finestra della stalla. “Vattene! Torna indietro o t’ammazzo…” Il pazzo si è chinato rapido, ha afferrato un tizzone acceso e lo ha scagliato sulla paglia ammucchiata sopra la porta della stalla. Mentre la paglia rapidamente divampava, pecore, asini e vitelli si precipitavano fuori terrorizzati, tra le fiamme. Poco dopo, Turi abbatteva il pazzo”.
Nel film Raf Vallone personifica la figura di Peppe Lamia, il pazzo incendiario ucciso da un colpo di doppietta in un paese calabro. Poi Meccoli aggiunge: “Non cercate Gralimi sulla carta. È un paese che non esiste, lo ha inventato Leonida Repaci nel romanzo”la carne inquieta da cui Silvestro Prestifilippo e Carlo Musso hanno tratto un film terminato in questi giorni con le scene dell’incendio e della morte di Peppe. Gralimi, in calabrese significa lagrime”.
Il film, riportano alcune testimonianze, è stato inizialmente prodotto per la sola distribuzione regionale calabrese. Ma ecco cosa scrive, ancora Meccoli, di Raf Vallone nel lontano 1951: “Vallone è arrivato al cinema dallo sport (è stato calciatore del “Torino”) e dal giornalismo. Fu Giuseppe De Santis a convincerlo di tentare l’esperimento di un provino: risultò, dopo Silvana Mangano, la rivelazione di “Riso Amaro”. Laureato in legge e filosofia, ha portato nella sua nuova attività cultura e serietà professionale. Egli dice che l’abitudine agli urli di migliaia di tifosi negli stadi lo ha reso poco emozionabile alla macchina da presa. Ma non gli ha evitato di essere emozionabile alla parte. Vallone non è un attore che recita di tecnica, a freddo. Si trasforma nel personaggio e, come quello, soffre o gioisce, odia o ama ”.